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Fotografie ed itinerario sul monte Jôf di Somdogna|Alpi Giulie|ricovero Köpfach,Tomba del Mago|Grande Guerra

ALPI GIULIE - salita al monte JÔF di SOMDOGNA 1.889 m. Jôf di Somdogna e Jôf di Montasio

    Galleria di fotografie e descrizione dell’itinerario della salita al monte Jôf di Somdogna (Köpfach) 1.889 m. La montagna si trova ai piedi delle maestose pareti del monte Jôf di Montasio, la più alta vetta delle Alpi Giulie italiane in posizione dominante sulla val Saisera a est, e sulla Val di Dogna ad ovest. Dal punto di vista escursionistico la cima, nonostante la sua relativa altezza, è uno straordinario punto panoramico a 360° gradi, mentre dal punto di vista storico è molto interessante, poiché assieme al vicino monte Jôf di Miezegnot, si trovava in prima linea durante la Prima Guerra Mondiale 1915-18. Breve descrizione dell’itinerario con percorso ad anello:

    ACCESSO - Percorsa l’autostrada A23 Alpe Adria, in direzione nord, si esce al casello di Ugovizza-Tarvisio (UD) e si prosegue sulla destra verso il paese di Valbruna. Attraversata la località, si risale in auto la parte bassa della Val Saisera fino al rifugio Montasio, si supera un lungo ponte, ed infine si parcheggia nei pressi di una cappella.

  ITINERARIO - Dalla piccola edicola votiva, al centro della bellissima Malga Saisera 1.004 m., si seguono le indicazioni per il Rifugio F.lli Grego. Si sale il primo tratto nel bosco, lungo la carrareccia (sinistra) o lungo il sentiero (CAI N° 611). Più in alto il percorso diventa unico e con alcune serpentine conduce ad una suggestiva radura, circondata dalle alte vette delle Alpi Giulie. (0,45 -1,00 h) Al centro del prato si colloca il rifugio Fratelli Grego 1395 m., dedicato ai quattro fratelli Paolo, Ferruccio, Remigio e Attilio, quest’ultimo pluridecorato combattente della Grande Guerra. Dal rifugio l'escursione prosegue in direzione del laghetto di Somdogna (sentiero CAI N° 651), ed al successivo bivio si segue l'itinerario verso sinistra che entra in un fitto bosco (sentiero CAI N° 610). La traccia sale su ripido pendio sdrucciolevole con faticosi zig-zag e raggiunge una valletta, dove si trovano molti ruderi in pietra di casermette italiane risalenti alla Prima Guerra Mondiale. Lentamente si esce dal limite superiore del bosco per risale un costone roccioso ricoperto da pini mughi. La ripida salita su roccette si conclude sulla cresta dell’anticima, nei pressi di una ex postazione militare restaurata: il ricovero Köpfach.

   La piccola struttura, scavata parzialmente nella roccia e rinforzata con il cemento armato, durante la Grande Guerra ricopriva le funzioni di osservatorio per l’artiglieria italiana. In tempi recenti il ricovero è stato restaurato (luglio 2011), all’interno sono stati riposizionati alcuni elementi dello scarno arredamento militare, un tavolo, due sedie, una stufa e varie suppellettili, ma le testimonianze più interessanti sono le due finestrelle con stupenda vista verso lo Jôf di Montasio e la sottostante Val Saisera e soprattutto il grande fregio dellla 36ª Batteria d’artiglieria.

    Dal ricovero, si continua la salita su un dolce pendio, ricco di ruderi di fortificazioni militari ed in breve, con una spettacolare e facile traversata sul versante sud, si arriva alla croce di vetta dello Jôf di Somdogna 1.889 m. (1,30 h - tot 2,30 h) Magnifico belvedere panoramico, a nord sulla cresta erbosa dello Jôf di Miezegnot (Mittagskofel)-Due Pizzi-Piper, a sud sull’incredibile bastionata rocciosa formata dai monti Nabois-Jôf Fuart-Jòf di Montasio. L’itinerario ad anello prosegue con la discesa dalla cima, sul versante opposto della salita, in direzione della forcella “Foran de la Grave”. A circa metà discesa si osservano i ruderi di una grande caserma addossata ad una parete rocciosa, dove si identifica l’entrata di una caverna. Si entra nella galleria scavata nella roccia, percorso un breve tratto, si esce sulla trincea principale della cima, che taglia tutto il versante meridionale dello Jôf di Somdogna. Il lungo camminamento scavato in profondità, fortificato in più punti, a circa metà del suo sviluppo è caratterizzato dalla presenza di un piccolo bunker in cemento armato chiamato: "Tomba del Mago". Si tratta di una breve galleria realizzata completamente in calcestruzzo, stretta e bassa, fornita di molte feritoie rivolte verso il Vallone della Carnizza e la Val Saisera. Originariamente sopra l’entrata era stato scritto il nome e la data di costruzione del bunker e scolpito il fregio degli alpini "71ª Compagnia dell' 8° rgt.  alpini, 1916-21-5". (Oggi purtroppo sono quasi illeggibili). La curiosa denominazione di “Tomba del Mago” è forse dovuta alla particolare struttura interna molto stretta e dalla forma a V rovesciata.

  Dopo aver visitato le opere belliche della Grande Guerra, circondati da panorami fantastici e da prati di stelle alpine, si raggiunge velocemente la testa della Fossa di Carnizza, e la si aggira poco sotto la Sella Foran delle Grave 1.700 m. Confluiti nel sentiero CAI N° 652, si attraversa un grande nevaio (utili i ramponcini in caso di neve dura o ghiacciata) che conduce sull’enorme gradone del pianoro sotto le pareti Nord del Montasio, lo si percorre in direzione est, quasi in orizzontale, fino a giungere al Bivacco Stuparich 1.578 m.  (1,00 h - tot 3,30 h) Il bivacco dedicato al triestino Carlo Stuparich, medaglia d’oro della Grande Guerra caduto nel 1916 sul monte Cengio, si trova in una posizione fantastica, su un pulpito roccioso che si protende sopra la Val Saisera, circondato dal superbo anfiteatro di pareti verticali dello Jòf di Montasio. Sotto il piccolo pianoro del ricovero, defilate e nascoste, si trovano i resti di ardite postazioni di guerra. (Si osservano molto bene da lontano lungo il sentiero 611) Dal bivacco si prosegue la discesa sul sentiero (CAI N° 611) tra mughi e cespugli di rododendri verso la Cresta Berdo. Si traversa una zona leggermente insidiosa, con rocce molto levigate dall’acqua, fino alla base dell’altissima parete di Cresta Berdo. Una ripida discesa su ghiaino conduce al tratto successivo, che traversa su cenge un po' esposte (attrezzature) alcuni pilastri e spigoli rocciosi e infine scende tra cespugli e ghiaioni ai piedi della Torre Genziana. Attraversato un caratteristico passaggio tra due massi, si prosegue in una bella faggeta fino al bivio con il sentiero CAI N° 616 (Bivacco Mazzeni). Raggiunto il fondovalle si continua, per un lungo tratto, sul larghissimo greto del torrente Saisera fino a rientrare al parcheggio della Malga Saisera 1.004 m.  (2,00 h - tot 5,30 h)

   

      Vai alla galleria di fotografie:

Salita al monte Jôf di Somdogna

Salita al monte CRETA di COLLINETTA

Sintesi: Salita: Discesa:
Dislivello tot: 900 m. 900 m.
Tempo tot: 2,30 h.   3,00 h.  
Difficoltà: EE   (difficoltà)
Sviluppo: 12 km.
Cartografia: Ed. Tabaccco 1:25.000 Foglio 19 Alpi Giulie
 
DATA escursione: 15 luglio 2018 

ricovero Köpfach Ricovero Köpfach

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NOTE STORICHE della Grande Guerra sul Jôf di Somdogna

  Alla dichiarazione di guerra del Regno d’Italia all’Impero Austro-Ungarico, il vecchio confine nell’Alto Friuli, partiva dal Canal del Ferro, per salire sulle vette più alte delle Alpi Giulie occidentali fino allo Jôf di Montasio e proseguire poi sul crinale del monte Canin. Alla confluenza delle vallate del Canal del Ferro e della Valcanale si trova Pontebba, a quei tempi punto di confine. Il rio Pontebbana divideva in due la cittadina: a sudovest la parte italiana a nordest quella austriaca chiamata Pontafel. All’inizio del conflitto le truppe italiane salirono proprio da Pontebba per occupare le cime settentrionali della Val Dogna, quali “testa di ponte” per attaccare in seguito l’Alta Valcanale, porta d’entrata principale della Carinzia, difesa però dallo “Sbarramento di Malborghetto”. L’assalto proseguì il 30 luglio 1915, quando gli Alpini dei Battaglioni Gemona e Val Fella conquistarono le cime Due Pizzi e Piper. Gli austriaci a loro volta tentarono di conquistare, nelle giornate del 18 e 19 ottobre del 1915 il Jôf e la Sella di Sompdogna. La forte resistenza italiana con l’aiuto dell’artiglieria fece fallire l’assalto. Da quel giorno la linea del fronte si stabilizzò, gli italiani sulle creste da Sella Bieliga al Jôf di Miezegnot e Jôf di Somdogna (Köpfach); gli austro-ungarici lungo la linea Jôf di Miezegnot piccolo (Kleiner Mittagskofel), Val Saisera, e Jôf Fuart. Le aguzze creste e le cime rocciose delle Alpi Giulie non consentivano grandi manovre con l’utilizzo di ingenti truppe, in seguito, ci furono soltanto scontri d’artiglieria e piccoli combattimenti tra pattuglie. Ma per il Comando Italiano, il settore era molto importante dal punto di vista strategico, poiché dominava le sottostanti vallate fino a Tarvisio e permetteva di controllare i movimenti degli imperiali. Per continuare l’estenuante guerra di posizione, su un terreno impervio e con condizioni climatiche estreme (ricordiamo che questa zona, d’inverno, ha spesso le temperature più fredde dell'arco alpino), furono costruite incredibili opere sulle cime più alte, casermette in pietra, postazioni e trincee fortificate, inoltre vennero scavati nella viva roccia, camminamenti, gallerie di collegamento e caverne. Oggi lo Jôf di Somdogna conserva ancora molti resti di quelle opere, e rimane uno dei siti storici più interessanti della Grande Guerra sulle Alpi Giulie.

AVVERTENZA. Chi affronta gli itinerari descritti in questo sito lo fa sulla base della propria capacità,  preparazione e del buon senso. Gli autori declinano ogni eventuale responsbilità. - E’ vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione -Tutti i diritti riservati. - © Copyright 2018 MARASSIALP.