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Fotografie: Prima Guerra Mondiale,Altopiano della Bainsizza|Grande Guerra|fronte isontino|

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: l’Altopiano della Bainsizza Bainsizza:monte Gomila monumento generale Papa

    Album di fotografie e descrizione dell’escursione sull’Altopiano della Bainsizza (Banjška planota). Il vasto tavolato si trova a nord-est di Gorizia e si eleva tra il corso dell'Isonzo, la valle dell'Idria a nord e il vallone di Chiapovano a sud-est. Oggi si trova nella Repubblica di Slovenia ed è il più occidentale degli altipiani dinarici, di natura carsica con un terreno molto articolato. Al suo margine ovest, a picco sopra la Valle dell’Isonzo, si trova una catena di montagne, il monte Vodice, il monte Santo e il monte San Gabriele, alla quale segue l’ampia depressione carsica di Grgarsko. Al centro troviamo la Bainsizza, il cuore dell’altopiano con altitudine media intorno ai 600-700 metri, ricco di pascoli e praterie, con una bellissima vista sulla catena delle Alpi Giulie. Infine verso oriente inizia lentamente a salire di quota e termina con una serie di colline ricoperte fittamente di boschi. Il paesaggio dell’Altopiano della Bainsizza, oggi è molto bello, un luogo dove l’uomo si è integrato perfettamente, senza modificare una natura ancora intatta, ma anzi rendendola ancora più affascinante con i regolari campi coltivati e con la costruzione di piccoli caratteristici borghi. Anche questa isola felice però, per un breve periodo, fu coinvolta dalla Prima Guerra Mondiale 1915-18. L’altopiano venne messo a “ferro e fuoco” nel 1917, durante l’Undicesima Battaglia sul fronte isontino. - Breve descrizione della traversata sud-orientale dell’Altopiano della Bainsizza.

    ACCESSO - Dall'Italia: punto di partenza la città di Gorizia, si supera il confine all'ex valico della Casa Rossa ed attraversata Nova Gorica si prosegue in direzione Bovec. Raggiunto un importante incrocio (semaforo), nei pressi del ponte di Salcano (Solkan), si devia a destra, per iniziare la salita al Sveta Gora (Monte Santo). Si continua fino al Passo di Preval, trascurata la deviazione a sinistra verso il monte Santo, dal passo si prosegue (sinistra) in direzione Grgar- Čepovan. Raggiunto velocemente il paesetto di Grgar (Gargaro), lo si attraversa, per proseguire nel Čepovanski dol (Vallone di Chiapovano). Dopo circa due chilometri si osserva sulla sinistra l’inizio di una strada sterrata (non ci sono indicazioni), da dove inizia l’escursione.

    Dal monte gomila vista sul monte SantoITINERARIO – Dall’intersezione con la strada principale proveniente dal paese di Grgar, località Fobški Kal 452 m., inizia una larga strada sterrata che sale dolcemente all’interno di un bosco. Dopo circa mezz'ora, si raggiunge una deviazione, una serie di tabelle indicano di proseguire a destra per la salita verso l’altipiano. Il sentierino ripido risale il ciglione e conduce direttamente sulla cima del Monte Gomila 816 m. Bellissima vista sui versanti settentrionali del Monte Santo (Skalnica) ed il Monte San Gabriele (Škabrijel). Sulla sommità si trova il monumento ad Achille Papa.

    Fu uno dei generali più abili, competenti ed “umani” dell’esercito italiano. Comprese, fin dall’inizio del conflitto, che per avere successo e risparmiare vite umane (di cui era molto sensibile), le operazioni militari dovevano essere effettuate con uno stretto contatto fra truppa e comando. Per questo motivo si trovava sempre in prima linea, in trincea con i suoi soldati. Combatté su tutti i fronti della Grande Guerra, da quello dolomitico, sul Col di Lana e sul Sasso di Stria, a quello isontino, sul Mrzli e sul Vodil. Fu uno dei maggiori artefici dell’arresto della "Strafexpedition" nel giugno 1916, Ricordi della Grande Guerraquando sotto il suo comando, la Brigata Liguria a prezzo di sacrifici sovrumani bloccò le armate austroungariche sul monte Zovetto (Altipiano di Asiago). Successivamente venne trasferito sul Pasubio, dove ancora una volta dimostrò la sua abilità nel costruire complessi sistemi difensivi per proteggere i suoi soldati, ma che allo stesso tempo si trasformavano in formidabili “trampolini” per assalti offensivi verso l’avversario. Il suo nome rimarrà per sempre legato a questa montagna, dove il rifugio alpino alle Porte del Pasubio e la galleria scavata sotto la Cima Palon e il Dente Italiano sono dedicati al suo nome. Infine partecipò alla grande offensiva italiana sull’Altopiano della Bainsizza. Il 5 ottobre 1917, fedele all’idea di stare in prima linea con i suoi soldati, durante un'ispezione ad una trincea, con il suo aiutante Antonio Briglia, fu colpito a morte da un cecchino austriaco.

 Dal monte Gomila L'altipiano della Bainsizza in primaverasi scende dalla parte opposta della salita e, sempre all’interno di un bel bosco, si raggiunge la frazione di Madoni. Da questo punto inizia una bellissima traversata dell’Altopiano della Bainsizza, in ambiente aperto e solare, la vista si perde sulle infinite ondulazioni del terreno, mentre si superano piccole alture e grandi praterie (splendidi i colori in primavera). Superato il centro di Podlaka, si sale verso il colle Kuk 788 m. da dove si ammira un bel panorama sulle Alpi Giulie e su buona parte dell’altopiano. Superata la collina si scende in direzione della località di Krvavec, raggiunto il centro del paese, si effettua una deviazione per salire il colle Smrdikovec. Purtroppo non ci sono indicazioni, si segue una carrareccia in direzione est, si supera una piccola conca dove si trovano alcune caverne della Grande Guerra e si continua con una ripida traccia all’interno di un fitto bosco. L'altipiano della Bainsizza in primaveraAlberi di alto fusto e la classica intricata vegetazione carsica nascondono la sommità del colle Smrdikovec 899 m. e non consentono nessun scorcio panoramico. Con un breve percorso ad anello si scende, per rientrare sull’altipiano in prossimità del paesetto di Podlešče 725 m. Attraverso ampi pascoli, accompagnati dalle corse di cavalli e puledri, allevati in grandi recinti, si raggiunge il centro di Lohke 714 m. dove termina la traversata sud-orientale dell’Altopiano della Bainsizza. 

    DIFFICOLTA' - La traversata del settore sud-occidentale dell'Altipiano della Bainsizza è medio-facile, discretamente lunga. Le uniche difficoltà vanno ricercate nella scarsa segnaletica.

 Vai alla galleria di fotografie:

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: l'Altopiano della Bainsizza

Traversata dell'Altopiano della Bainsizza

Durata della visita: 6,00 - 7,00 h.  
Dislivello: 510 m.
Sviluppo: 15 km.
Difficoltà: medio-facile
Note:  Sono necessarie due mezzi di trasporto

NOTE STORICHE della Grande Guerra sull'Altopiano della Bainsizza.

 Nell’infinita storiografia della Prima Guerra Mondiale, vengono menzionate centinaia di battaglie e combattimenti, ma siamo sicuri, poche persone conoscono o si ricordano dell’Altopiano della Bainsizza, teatro di una delle più sanguinose battaglie della Grande Guerra: l’Undicesima Battaglia dell’Isonzo, combattuta dal 17 agosto al 12 settembre 1917. Come scrisse in seguito la relazione ufficiale italiana, fu: “Una delle più grandiose operazioni di tutta la guerra, una delle più brillanti offensive svolte sull’intero scacchiere europeo, una delle maggiori vittorie militari, forse, la maggiore del nostro Esercito". Senza dubbio è stata la più grande battaglia offensiva della storia militare italiana, dai tempi dei romani fino alla Seconda Guerra Mondiale compresa. Il regno d’Italia preparò per l’estate 1917 una forza d’urto impressionante, 600 battaglioni per un totale di 480.000 soldati, 5.200 bocche d’artiglieria e un milione e mezzo di proiettili (tutti sparati) che avrebbero dovuto sfondare definitivamente il fronte orientale ed aprire la strada verso Trieste.

  Dopo la terribile battaglia dell’Ortigara nel giugno 1917, con l’assurdo ed inutile massacro degli Alpini italiani, l’unico risultato concreto che il Comando Italiano ottenne, fu di avere la sicurezza che nel “Saliente” trentino per un po’ di tempo, gli austriaci sarebbero rimasti tranquilli. In questo modo il generale Cadorna poté far convergere tutte le sue forze sul fronte isontino. Il piano prevedeva due obiettivi, a nord l'altipiano della Bainsizza, a sud l'altipiano di Comeno e il monte Hermada. Dopo 25 mesi e Dieci Battaglie, gli italiani con uno sforzo militare incredibile, superarono il tratto Medio del fiume Isonzo, (tratto Plava-Canale-Auzza) e iniziarono l’assalto all’Altipiano della Bainsizza. Da Tolmino al Mar Adriatico la battaglia infuriava, ma con esiti ben diversi lungo il fronte. Ben preso la IIIª Armata del Duca d’Aosta veniva nuovamente bloccata sul Carso di Comeno (Castagnevizza) e il monte Ermada rimaneva un miraggio. A nord una parte della IIª Armata del generale Capello veniva a sua volta bloccata in direzione di Tolmino. Soltanto al centro il XXIV Corpo d’Armata del generale Enrico Caviglia, sempre della IIª Armata, riusciva a sfondare le difese austro-ungariche sull’Altopiano della Bainsizza. Seppur con le “ali” bloccate l’esercito italiano avanzava come un cuneo al centro del fronte. In pochi giorni, tra il 19 e 24 agosto 1917, dilagava sull’Altipiano, conquistava il Monte Santo e procedeva veloce, in modo profondo, mettendo in rotta gli imperiali. Ad un passo del disastro però, il generale austriaco Ludwig Goiginger, intuì che l’incredibile avanzata degli italiani, profonda ben 12 chilometri, non avrebbe potuto esser supportata dalla loro artiglieria pesante, proprio per la velocità dell’offensiva stessa e bloccò la ritirata, organizzò con le riserve, sull’orlo orientale della Bainsizza, una linea difensiva arretrata, fuori dalla portata dei cannoni italiani, che riuscì a contenere con fatica la spinta delle truppe italiane. Le quali ormai in vista del vallone di Chiapovano e forse dello sfondamento del fronte isontino, furono fermate, non soltanto dall’avversario ma soprattutto per la mancanza d’organizzazione dei rinforzi e dell’artiglieria. Già il 29 agosto Cadorna dovette dare l'ordine di sospendere le operazioni, nei giorni seguenti l’avanzata si interruppe bruscamente, in seguito ci furono soltanto degli infruttuosi attacchi al monte San Gabriele (4 settembre 1917). Il 12 settembre l’ordine d’arrestare l’offensiva.

Se l'azione tattica italiana fu straordinariamente efficace, e lo dimostra la grave crisi dell'impianto difensivo austro-ungarico, la mancanza del successo completo, era da attribuire a diversi errori dei generali italiani. Il principale fu di non aver concentrato tutte le forze sull’Altipiano durante il momento favorevole, ma di averle divise, nonostante gli ordini di Cadorna, aprendo un terzo fronte verso Tolmino (gen. Capello), riducendo così la forza d’urto. Inoltre trascurarono le caratteristiche del terreno della Bainsizza, un altopiano arido, privo di strade, senza risorse idriche, così nel momento cruciale della battaglia, alle spalle delle vittoriose truppe d'assalto, fu impossibile procedere con gli approvvigionamenti, ma soprattutto far avanzare l'artiglieria per il necessario supporto. I reduci dal "cimitero di pietra carsica" raccontarono che le maggiori sofferenze le provarono per la mancanza dell’acqua !!. L’Undicesima Battaglia dell’Isonzo fu una tragedia dalle proporzioni terribili, gli italiani contarono la perdita di 143.340 uomini (tra morti, dispersi e feriti), tra gli austriaci la perdita fu di circa 85.000 uomini.

L’esito della Battaglia comportò delle conseguenze sorprendenti ed inimmaginabili, la “quasi” vittoria italiana (che al momento sembrava deludente, per le scarse conquiste in relazione ai caduti) in realtà aveva messo a nudo la crisi degli imperiali, la 5ª Armata dell'Isonzo (Isonzo Armée) del generale Boroevic era al limite del collasso, senza più riserve, consapevoli che la successiva “spallata” italiana sarebbe stata fatale. Così già il 29 agosto, durante la battaglia, chiesero aiuto all’alleato tedesco. La “quasi” sconfitta degli austriaci, aveva messo in moto una reazione incredibile, che soltanto due mesi dopo avrebbe cambiato la storia della Grande Guerra. La Germania avvertì la minaccia sul fronte meridionale e grazie al fatto che il fronte russo era stato chiuso, decise di intervenire e giocare d'anticipo con ben sette divisioni. Ad un passo dalla vittoria più grande, gli italiani avevano provocato i presupposti per la loro sconfitta più catastrofica.

Alle due di notte del 24 ottobre 1917 si scatenò l’inferno, era l'inizio della disfatta di Caporetto, l'inizio della Dodicesima battaglia dell'Isonzo.....

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