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Fotografie ed itinerario sul monte Pasubio|Strada 52 Gallerie|Strada degli Eroi|Dente Italiano|Museo all'aperto della Grande Guerra|Prima Guerra Mondiale

Sui sentieri della Grande Guerra: il monte PASUBIO 2.232 m. Il Dente Italiano visto dal Dente Austriaco

    Album di fotografie e descrizione della visita al Museo all'aperto della Grande Guerra, sul monte Pasubio, nelle Prealpi Venete (Piccole Dolomiti, criterio SOIUSA). La montagna si trova tra le province di Vicenza e Trento e si presenta come un grande massiccio roccioso con un'orografia complessa. La vasta sommità è costituita da un altopiano, in cui si alternano lunghi crinali ad ampie conche prative, posta ad una quota media intorno ai 2000 metri di altitudine, mentre i versanti est, sud, ovest sono caratterizzati da scoscese scarpate, forre e gole, spesso ricoperte da fitti boschi. Il monte Pasubio è famoso per essere stato coinvolto nella Prima Guerra Mondiale 1915-18, quando per tutta la durata del conflitto, fu un invincibile baluardo difensivo italiano. Oggi tutta la montagna è un’interessante Museo all’aperto della Grande Guerra, mentre la cresta sommitale (Cògolo Alto, Cima Palon e il Dente Italiano) fu dichiarata, già nel 1922, “Zona Sacra”: "a consacrazione nei secoli della gratitudine della Patria verso i figli che per la sua grandezza vi combatterono epiche lotte nella guerra di redenzione 1915-1918". La nostra proposta prevede la visita della montagna, nell'arco di due giorni, con il pernottamento presso il Rifugio Papa.

    ACCESSO - Da sud: con l'autostrada A31 (Valdastico) in direzione di Piovene-Rocchette si esce a Schio. Si continua in direzione Valli del Pasubio, con la SP 46, fino al passo Pian delle Fugazze. Da nord-ovest: dall’autostrada A22 (Brennero) uscita Rovereto, via Vallarsa fino al Pian delle Fugazze.

    Prima di salire verso il Pasubio è consigliabile (e doveroso) visitare il Sacello Ossario del Pasubio, il Sacrario della Iª Armata italiana, posto sul Colle di Bellavista a 1.217 m. Raggiungibile con una stradina dal Pian delle Fugazze, il colle offre uno spettacolare panorama, soprattutto sul versante sud del Pasubio. Sulla sommità nel 1926, fu inaugurato un monumento alto 35 metri, la quale si compone di due parti, l’Ossario, posto nel basamento, dove sono custodite le spoglie di 5.200 caduti. La seconda parte, il Sacello, si sviluppa sui quattro piani della torre con gli interni riccamente affrescati. L’ultimo piano si raggiunge con un’aerea scala metallica.

    ITINERARIO SALITA – La Strada delle 52 Gallerie – Dal Pian delle Fugazze, si prosegue per il Passo Xomo fino al parcheggio della Bocchetta Campiglia 1.216 m. Un monumentale pannello indica l’ingresso della mulattiera militare che sale sulla sommità del Pasubio. La Strada delle 52 gallerie o Strada della 1ª Armata è un percorso di straordinario interesse storico, intagliato nella roccia sul versante sud del monte. Lunga circa 6,5 chilometri, per un dislivello di 720 metri, fu scavata nella roccia nel 1917, dalla 33ª Compagnia Minatori del V° Reggimento Genio. La strada si snoda ardita tra le strapiombanti pareti rocciose, attraversa con le famose gallerie alte guglie e campanili, supera profondi burroni, infine con uno spettacolare tratto finale panoramico raggiunge la sella chiamata, Porte del Pasubio, dove si trova il rifugio Achille Papa 1.928 m. Sulla sella, al tempo della Grande Guerra, gli italiani costruirono un grande villaggio di ricoveri, così grande che venne chiamato "il Milanin", la piccola Milano. Nel 1922 la baracca degli ufficiali fu trasformata nel rifugio Pasubio. In seguito l’edificio fu ampliato e ristrutturato più volte e infine dedicato al generale Papa, il Comandante della Brigata Liguria, il quale, sempre in prima linea con i suoi soldati, cadde sull’Altopiano della Bainsizza nell’ottobre 1917. Dal rifugio si consiglia un'altra breve visita. Si seguono le indicazioni per la “ferrata delle 5 Cime” e con una breve salita su roccette, si raggiunge la Cima dell'Osservatorio 2.027 m. (30 minuti), straordinario punto panoramico. Sulla vetta si trova una struttura circolare in ferro con tanti piccoli cannocchiali, ognuno dei quali indica un monte, molto istruttivo per conoscere il campo di battaglia e le cime della “Zona Sacra” del Pasubio, prima della sua visita.

La “Zona Sacra” del Pasubio – Itinerario ad anello - Dal rifugio si segue il sentiero CAI N°105 Percorso tricolore in direzione del monte Cogolo Alto. Dopo pochi minuti s’incontra il bivacco Marzotto-Sacchi. Si sale lungo una larga carrareccia tra dolci avvallamenti e dossi, fino a incontrare una deviazione sulla sinistra, per gli “Scaffali della Memoria”. Si scende una breve rampa rocciosa, per raggiungere una particolare struttura in ferro. dove ancor oggi vengono raccolti e conservati i poveri resti dei caduti. La deviazione consente anche di visitare uno degli angoli più suggestivi del Pasubio. Un piccolo Museo all’aperto allestito in una ex postazione che domina la Val Canale. Si rimane sorpresi nell’osservare come decine di cimeli recuperati, sono stati fissati alla roccia creando una composizione originale, che riflette l’amore e la passione di chi ha realizzato la piccola esposizione. (Rientrati sul sentiero principale CAI N° 105, si può con una deviazione, 45 min., raggiungere l’entrata della Galleria Zamboni e la vetta del Soglio dell'Incudine 2.114 m. )

Si rentra sul sentiero CAI N°105, per salire sulla vetta del monte Cogolo Alto 2.194 m., dove sorgono i ruderi del cosiddetto “Rifugio Militare”, una costruzione realizzata dopo il primo conflitto mondiale, che ospitava il custode della "Zona Sacra", incaricato di sorvegliare e accompagnare i turisti a visitare le testimonianze storiche della montagna. Si ricorda che nell’immediato dopoguerra, lungo i 655 chilometri del fronte, tra migliaia di montagne e campi di battaglia, solamente quattro luoghi, furono dichiarati "Zona Sacra": il monte Sabotino e il monte San Michele sul fronte isontino e le sommità del monte Grappa e del monte Pasubio nelle Prealpi Vicentine. Sotto la cima del Cogolo Alto si visita una caverna, dove si trova una grande cisterna in cui veniva raccolta l’acqua potabile. Si prosegue la salita sul crinale sommitale, in un ambiente aperto e solare, per raggiunge la vetta più alta del Pasubio, la Cima Palon 2.232 m. Ammirato lo spettacolare panorama a 360° gradi, si scende dalla vetta in una profonda trincea, per visitare la “Galleria Papa”, che si rivela in realtà un complesso articolato di gallerie scavate su più piani, all’interno del quale si trovavano i ricoveri, una cisterna e postazioni per cannoni e mitragliatrici. Si prosegue la visita, attraverso la “Galleria Ferrario” o seguendo il sentierino esterno, per raggiungere la vicina “Selletta Damaggio”. Dalla sella si entra in un'altra galleria che collegava il sistema sotterraneo tra il Dente e la Cima Palon.    Infine con una breve scalinata, restaurata, si sale sul Dente Italiano 2.200 m. Bellissima la vista sul vicino “Dente Austriaco” e su tutte le alture della prima linea austroungarica che correva dai Sogi al monte Roite, dalla Selletta del Groviglio ai Sogli Bianchi. Impressionante la vista sul versante nord del “Dente” completamente sconvolto dalla mina austriaca del 13 marzo 1918. Si scende con attenzione attraverso un dedalo di giganteschi massi, testimonianza della spaventosa esplosione che frantumò una parte della montagna. Raggiunta la Selletta dei Due Denti 2.168 m., si riprende la salita sul versante opposto. L'ascesa consente la visita di una caverna, che segna il punto più avanzato conquistato dagli italiani sulla cresta del Pasubio. Raggiunta la cima del Dente Austriaco 2.203 m. (Österreichische Platte) si rimane sorpresi nell’osservare il sistema di trincee degli imperiali, scavate nella roccia e rafforzate in cemento armato. Si comprende benissimo come per i soldati italiani fosse impossibile la loro conquista. Dalla vetta si prosegue in discesa, al centro del vasto piano inclinato, ricco di fortificazioni, resti di trincee, cimeli, croci e cippi, compresa la Croce commemorativa del 1° Reggimento K.u.k. Kaiserjäger, i tenacissimi difensori imperiali provenienti dal Tirolo. Continuando la discesa s’incontra l’ingresso della Galleria Ellison e a seguire la Selletta del Piccolo Roite, da dove inizia l’itinerario di rientro al rifugio Papa. In breve si raggiunge la “Selletta del Groviglio” e la depressione chiamata “Sette Croci”. La presenza delle sette croci non è riconducibile ad episodi bellici della Grande Guerra, nonostante si trovi sul punto di massima penetrazione austriaca durante la “Strafexpedition", ma è la testimonianza di una leggenda che narra di una faida del XV secolo tra pastori, finita nel sangue. Proseguendo in leggera discesa si raggiunge un’ampia conca chiamata la “Selletta del Comando”, e il “Camminamento generale Ghersi”, recentemente restaurato, che collegava la zona comando direttamente con il Dente Italiano (Selletta Damaggio). Nelle vicinanze si trova anche la Chiesetta di Santa Maria del Pasubio costruita nel 1961. Si riprende la discesa per entrare nella zona commemorativa del Pasubio. All’ingresso dell’area si trova un artistico palo che riporta una frase in ferro battuto: "Di qui non si Passa". Cinque semplici parole che furono il motto della Brigata Liguria, i difensori fino all’estremo sacrificio del Pasubio. Il monito eterno introduce infatti al cimitero di questi fanti del 157° reggimento, il reparto comandato dal Generale Achille Papa. Al centro del cimitero si trova l’Arco Romano, costruito nel 1935 su iniziativa del Comune di Schio, che porta l’iscrizione in latino: ITALIAE MILITIBUS ADHUC SUB….”ai soldati d'Italia che dormono ancora sotto le rovine del campo di battaglia il sonno degli eroi”. Terminata la visita ai vari monumenti, con una facile carrareccia, si scende alle Porte del Pasubio e al rifugio Achille Papa 1.928 m.

    ITINERARIO DISCESA – La Strada degli Eroi – Dal rifugio inizia la lunga discesa verso il Pian delle Fugazze (10,4 km.), lungo una strada realizzata nel dopoguerra sul tracciato di una ex mulattiera militare. Il primo tratto, circa 2 chilometri, scavato nella roccia a strapiombo sulla Val Canale è dedicata alle 12 Medaglia d'Oro al Valor Militare cadute sul fronte del Pasubio. La strada inizialmente taglia le pareti meridionali della montagna, costituite principalmente di roccia dolomitica e caratterizzata da guglie, forre e gole, offrendo scorci suggestivi sulle vallate sottostanti e sul Gruppo del Carega. Con un dolce itinerario a semicerchio si raggiunge la Galleria Generale d' Havet, che mette in comunicazione la Val Canale con la Val di Fieno. Traversata la galleria, si prosegue la discesa sulla Strada della Val di Fieno, con una serie infinita di tornanti, che però si possono tagliare con ripidi sentierini. Si consiglia di percorrere la strada in autunno, quando la monotona e lunga discesa, si svolge tra bellissimi panorami e all’interno di boschi multicolori. Raggiunto il Pian delle Fugazze 1.163 m., con un’ultima deviazione, si può andare a scoprire le testimonianze del vecchio confine tra l’Impero Austriaco e la Repubblica di Venezia, che dal 1751 passava su questo valico. Una breve salita consente di scoprire su un’alta pala rocciosa gli stemmi dei due Stati: le insegne dell'Imperatrice e il leone di San Marco. Alla fine si rientra alla Bocchetta Campiglia.      

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Sui sentieri della Grande Guerra: il monte PASUBIO 2.232 m.

Itinerario:  Tempo Dislivello Sviluppo
 
La Strada delle 52 Gallerie 4,00 h. (salita) 720 m. 7 Km.
Pasubio "Zona Sacra":  4,00 h. 300 m. 4 Km.
Strada degli Eroi-Val di Fieno: 3,00 h. (discesa) 765 m. 10,4 Km.
Difficoltà: Facili, discretamente faticosi
Cartografia: foglio N.56 Piccole Dolomiti - Pasubio - Tabacco 1:25.000

NOTE STORICHE della Grande Guerra sul monte PASUBIO 

Il Monte Pasubio fu testimone di una delle battaglie più cruente e terribili sul fronte alpino. Nonostante la sommità della montagna fosse molto vasta, lo scontro si svolse principalmente, in un ridotto fazzoletto di terra, tra i due spuntoni rocciosi della cima (i Denti) e la conca ad est di essi (zona Sette Croci). Per 28 mesi, dalla primavera del 1916 al novembre 1918, ogni giorno, centinaia di cannoni ed in seguito le mine sotterranee, colpirono sempre la stessa piccola porzione di montagna. Ma, mentre venivano frantumate sempre le stesse rocce, purtroppo erano sempre nuove, le giovani vite di entrambi i contendenti, che morivano. A causa di questo assurdo e tragico massacro, alla fine della guerra fu necessario interdire l’accesso al Pasubio (fino al 1921), per consentire di raccogliere le migliaia di poveri resti dei soldati, i cui corpi erano stati fatti letteralmente “a pezzi”. L’opera caritatevole proseguì anche negli anni successivi, ma non è mai terminata, come testimonia l’installazione recente degli “Scaffali della Memoria”, dove ancora oggi (dopo cent’anni) vengono raccolti e conservati i resti dei caduti. Nel dopoguerra, per ricordare l’immensa tragedia, la Cima del Pasubio venne dichiarata “Zona Sacra” del suolo italiano.

    La Grande Guerra iniziò in “sordina” sul monte Pasubio. Allo scoppio del conflitto, la montagna si trovava a ridosso del confine italo-austriaco (Pian delle Fugazze) e fu immediatamente abbandonata dai soldati austriaci che si ritirarono verso nord, fino alle porte di Rovereto dove si trovava la principale linea difensiva. Allo stesso tempo gli alpini occuparono con piccoli presidi le posizioni liberate. Nessuno pensava di portare lo scontro sulla grande montagna, con tre versanti solcati da precipizi e burroni, dove non c’erano strade, non c’era una goccia d’acqua, con la cima d’inverno spazzata da venti gelidi e coperta da abbondanti nevicate. Un anno dopo però, la situazione cambiò radicalmente.

    Il 15 maggio 1916 iniziava l’offensiva austro-ungarica "Strafexpedition", una tempesta di ferro e fuoco si abbatté sugli altipiani vicentini (Asiago-Folgaria-Lavarone). La famosa “spedizione punitiva” aveva come obbiettivo la pianura veneta, per prendere alle spalle il grosso dell’esercito italiano, schierato sul fronte isontino. La travolgente offensiva fu bloccata in extremis dagli italiani con eroiche difese (monte Cengio e Zovetto ad Asiago). Anche sul Pasubio si svolse un importante episodio, dopo la caduta del Col Santo e il Passo della Borcola. Il 2 luglio 1916, preceduto da un violento bombardamento, i Kaiserjäger austriaci irrompevano nella zona Sette Croci, oramai sicuri di raggiungere le “Porte del Pasubio” e la via per la pianura. Ma su una piccola forcella tra la Cima Palon e il suo contrafforte nord, un giovane bersagliere siciliano, il tenente Salvatore Damaggio, comandante della 4ª Sezione Mitragliatrici, con soltanto tre mitragliatrici e sette uomini, riuscì a respingere l’assalto austriaco. Da quel giorno i due contendenti si fronteggiarono a poca distanza, da due torrioni rocciosi, che presero i nomi di Dente Italiano e Dente Austriaco. In seguito diversi furono i tentativi, di cambiare la linea del fronte, allontanandosi dalla cima del monte, ma fu tutto inutile. Nell’ottobre 1916, gli italiani cercano di sfondare sul Pasubio, nonostante alcuni successi, conquista dell’Alpe di Cosmagnon (alpini del battaglione Val Toce e Battaglione ciclisti), le pendici del monte Roite e la prima linea di trincee sul Dente Austriaco, (fanti della Brigata Liguria e alpini del battaglione Monte Berico, Aosta) nulla cambiò. Il 20 ottobre una bufera di neve pose termine ai combattimenti. Bombardamento sul Dente Italiano

Terminato il terribile inverno, i due Comandi contrapposti, presero atto che era impossibile occupare e mantenere le postazioni nemiche, l’unico modo per conquistarle, era farle “saltare in aria”. Iniziò così la Guerra di Mine, con lo scavo di gallerie e cunicoli nelle viscere del monte (Galleria Papa, Galleria Ellison), per posizionare l’esplosivo e disintegrare le difese avversarie. Tra l’anno 1917 e il 1918 furono ben dieci le mine, equamente divise tra italiani e austriaci, che dilaniarono le rocce del Pasubio. La guerra sotterranea si concluse il 13 marzo 1918 quando gli austro-ungarici fecero esplodere la più potente carica di dinamite, di tutto il fronte orientale nella Grande Guerra, sotto il Dente Italiano (50.000 kg). L’impressionante deflagrazione squarciò la montagna, cancellò una parte della cima e provocò vittime in ambedue gli schieramenti, poiché le fiamme e i gas compressi cercarono una via d’uscita dal cuore della montagna, attraverso tutte le gallerie disponibili anche quelle degli austriaci.

Da quel giorno, che non comportò nessun risultato tattico, lentamente gli scontri diminuirono, mentre la guerra veniva decisa su altri fronti (monte Grappa e Piave). Alla fine del conflitto sulla desolante sommità del Pasubio, muta testimone di un inutile massacro e di un’immensa sofferenza, rimaneva soltanto una semplice frase: “Di qui non si passa”.

DI QUI NON SI PASSA

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