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Fotografie ed itinerario sulla Creta di Collinetta|Cellon|Alpi Carniche|Galleria Cellon-Schulter|Grande Guerra

ALPI CARNICHE: salita alla CRETA di COLLINETTA, cima est 2.228 m.-cima ovest 2.238 La doppia cima della Creta di Collinetta

    Album di fotografie e descrizione dell’itinerario, della salita alla doppia cima della Creta di Collinetta (in tedesco Cellon o Frischenkofel). La montagna si trova nelle Alpi Carniche, al confine tra Italia ed Austria, all’estremità orientale del gruppo Coglians-Chianevate e sovrasta il passo di Monte Croce Carnico (Plöckenpass). Fin dai tempi antichi è stato il principale valico tra l’Alto Friuli e le valli della Carinzia, grazie alla costruzione della strada romana “Julia Augusta” che collegava Aquileia con Innsbruck (Veldidena, provincia del Norico). Durante la Prima Guerra Mondiale 1915-18, per la sua importanza strategica di passaggio della catena alpina, assieme alle montagne che lo delimitano, la Creta di Collinetta e il Pal Piccolo, fu il punto più conteso del fronte carnico. La Creta di Collinetta offre diversi itinerari di salita, sia storici sia escursionistici, consigliata la visita all’inizio dell’estate, quando il versante meridionale si trasforma in un fantastico giardino floreale alpino. La nostra proposta consente, con un percorso ad anello, di visitare tutti i siti della Grande Guerra.

    ACCESSO - Dall'autostrada A23 Udine-Tarvisio, uscita Carnia, si raggiunge Tolmezzo e si prosegue con la Strada Statale SS52bis in direzione dei paesi di Paluzza e Timau. Superati i paesi si sale lungo la strada che porta verso il Passo di Monte Croce Carnico dove si trova il confine tra Italia ed Austria.

  ITINERARIO - Dal grande parcheggio del Passo di Monte Croce Carnico 1.357 m. si supera a piedi il vecchio confine, si entra in Austria e si continua sulla sinistra rimanendo più bassi del tunnel stradale. La traccia sale all’interno di un fitto boschetto, tralasciata la prima deviazione per la ferrata “Oberst Gressel”, si continua sulla destra fino al successivo bivio, dove si segue l’indicazione a sinistra per “Cellonstollen”. La salita diventa più ripida mentre si affronta un breve e facile tratto attrezzato che conduce all'ingresso della Galleria di Guerra del Cellon-Schulter.

Interno galleria CellonLa galleria è lunga 183 metri con un dislivello di 110 metri, venne realizzata dai soldati austro-ungarici nel 1916. L’incredibile cunicolo scavato nella viva roccia è ripido, praticamente un pozzo verticale, molto scivoloso e con il pericolo di caduta di pietrisco. I volontari dell’associazione "Amici delle Dolomiti" (Dolomitenfreunde) e le guide alpine dell'esercito austriaco, dal 1983, l’hanno pulita e resa percorribile in sicurezza, grazie all’installazione di un cavo metallico per tutta la sua lunghezza, e di diverse staffe di ferro nei punti più ripidi. Si consiglia di affrontare la galleria del Cellon-Schulter muniti dell’attrezzatura per l’autoassicurazione, di una luce frontale e del caschetto. Il primo tratto è molto buio, mentre nel successivo sono presenti diverse finestre che permettono alla luce di filtrare all’interno. Superato un passaggio molto suggestivo, a forma di spirale, si raggiunge rapidamente l’uscita della galleria. Si continua lungo un piccolo diedro attrezzato fino ad uscire sul pianoro della Schulterstellung (Spalla del Cellon). Durante la Grande Guerra qui si trovavano le trincee e postazioni austriache che venivano rifornite tramite la galleria. Straordinaria è la vista sul versante occidentale del Pal Piccolo, la famosa “ala destra” durante la guerra. Con attenzione si seguono le indicazioni sul terreno articolato, ricoperto da pino mugo, pietraie e ruderi di manufatti bellici. Ai piedi dell’evidente strapiombante parete orientale della Creta di Collinetta, si trova un bivio importante. A destra la traccia prosegue in salita verso le due ferrate: la "Steinbergerweg" (facile via attrezzata lungo un canale erboso) e la "Senza Confini" (difficile ferrata, aerea ed esposta, realizzata nel 1994 dall’ÖAV di Kötschach- Mauthen). La nostra proposta (alla ricerca dei siti storici della montagna) continua invece verso sinistra, in leggera discesa, verso la Mulattiera delle Gallerie.

Si tratta di uno spettacolare sentiero che taglia in diagonale, a mezza altezza, l’immensa e verticale parete meridionale della Creta di Collinetta. La via, leggermente esposta, è attrezzata con un cavetto metallico ad uso di corrimano e prende il nome dalla presenza di due galleria scavate nella roccia. La data di realizzazione della mulattiera molte fonti la fanno risalire al periodo della Grande Guerra, ma conoscendo la disposizione dei soldati, sul fronte in quel periodo, è da escludere. In realtà fu scavata nella roccia, usufruendo anche di cenge naturali, diversi anni dopo, nel 1938, quando tutto il confine settentrionale italiano venne fortificato sulle Alpi, per difendere il territorio da eventuali invasioni dei paesi confinanti. Il complesso sistema difensivo venne chiamato “Vallo Alpino del Littorio”. Alla fine della cengia attrezzata, s’incrocia il sentiero (CAI n°147) proveniente dal passo di Monte Croce Carnico. Da questo punto, inizia una lunga salita che s’inerpica con numerosi zig-zag e alcuni traversi, in direzione della Cresta Verde. Nei mesi di maggio e giugno, l’infinito pendio erboso si colora di una fioritura alpina d’incomparabile bellezza, si può ammirare una moltitudine incredibile di fiori, dal meraviglioso Giglio carniolico e martagone, sui prati a bassa quota, alle inconfondibili stelle alpine, nascoste tra le rocce delle vette. Nel tratto finale, alcuni ampi tornanti permettono di addolcire la ripidezza del pendio e conducono ai piedi delle roccette terminali della montagna, dove si trovano i ruderi di una casermetta militare italiana. Nei pressi si trova un bivio, senza indicazioni ma evidente e intuitivo, a sinistra una traccia in mezzo a l’erba, sale verso la Cresta Verde (che si visita in seguito), mentre a destra si continua verso la cima della Creta di Collinetta. Si affronta un lungo traverso, in leggera discesa, che conduce verso uno spigolo roccioso della montagna, dove gli alpini avevano costruito un ardito sentiero con alti muri di rafforzamento, per consentire il passaggio attraverso un profondo camminamento scavato tra gigantesche rocce. Superato il caratteristico passaggio, l’ex sentierino militare prosegue dolcemente tagliando nuovamente in diagonale la parete meridionale, trecento metri più in alto della Mulattiera delle Gallerie. Alla fine si raggiunge una piccola sella erbosa, affacciata al ripido versante orientale, dove terminano le due vie ferrate che risalgono la montagna dal versante austriaco. L’ultimo tratto della salita è ricco di testimonianze della Grande Guerra, la traccia serpeggia tra sfasciumi, trincee e resti di muretti, conduce davanti ai resti di casermette in pietra e all’entrata di grandi caverne che poi proseguono all’interno della montagna e attraverso gallerie e cunicoli conducono alle feritoie rivolte verso il Passo. Infine si raggiunge la grande croce di vetta della Creta di Collinetta est 2.228 m. Spettacolare vista aerea sulla sottostante vallata austriaca di Kötschach-Mauthen e sulla vallata italiana di Timau (Alta Valle del But). Verso oriente il panorama spazia sulle tormentate vette carsiche aspramente contese durante la Prima Guerra Mondiale: il Pal Piccolo, il Freikofel, il Pal Grande e la Creta di Timau. Verso occidente si osserva la seconda vetta della montagna, la cima ovest, separata dalla est soltanto da una stretta e aerea forcella. Per raggiungerla, si scende attraverso labili tracce di ex sentierini militari, si superano delle facili roccette e, in prossimità di una grande caverna si attraversa l’affilata cresta della forcella, per risalire dalla parte opposta, con un ripido sentierino, verso la piccola croce della Creta di Collinetta ovest 2.238 m.

    Dalle due vette si ritorna indietro per lo stesso percorso della salita, attraverso lo spettacolare passaggio fra i massi rocciosi, fino al bivio sui pendii erbosi, vicino ai ruderi della casermetta. La visita storica prosegue verso la vicina e ben identificabile Cresta Verde. Tutto il sottile e lungo crinale erboso che separa la Creta di Collina dalla Creta di Collinetta, caratterizzato da un intenso color verde, durante la Grande Guerra fu fortificato dagli italiani con bunker in cemento armato, casermette e postazioni, tutte collegate fra loro da un’aerea lunga trincea. Dal punto più alto della Cresta Verde 2.047 m., ci si affaccia, verso nord, per ammirare un incredibile panorama dall’alto sulla sottostante Valentin Tal e sulle bastionate rocciose del Rauchkofel, Gamskofel e Mooskofel. Dalla parte opposta, verso meridione, si osserva l’infinito scivolo verde che si perde nel fondovalle, già percorso parzialmente in salita e che ora si affronta nuovamente per la discesa. A circa metà pendio si abbandona il sentiero CAI n° 147 per seguire il N° 146, il quale con una ripida discesa conduce alla conca erbosa di casera Collinetta di Sopra, dove si trovano le rovine di una grande ex caserma militare, costruita su tre piani ed addossata ad una parete rocciosa. Una bella carrareccia conduce infine al passo di Monte Croce Carnico.

      Vai alla galleria di fotografie:

Salita alle cime est ed ovest della Creta di Collinetta

Salita al monte CRETA di COLLINETTA

Sintesi: Salita: Discesa:
Dislivello tot: 910 m. 910 m.
Tempo tot: 3,00 h.   2,00 h.  
Difficoltà: EEA   (difficoltà)
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Cartografia: Ed. Tabaccco 1:25.000 Foglio 09 Alpi Carniche
 
DATA escursione: 20 luglio 2014 - 24 giugno 2018 

Galleria Cellon La Galleria Cellon

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NOTE STORICHE della Grande Guerra sulla Creta di Collinetta

  Allo scoppio della Grande Guerra, una delle direttrici dell’offensiva italiana attraverso le Alpi aveva come obiettivo la conca austriaca di Villaco. La via principale d’accesso, che correva attraverso la Val Canale (Pontebba-Tarvisio), era però presidiata da una fortissima linea difensiva costituita dalle fortezze Hensel e Predil. All’esercito italiano per aggirare lo sbarramento austriaco di Malborghetto rimaneva soltanto una possibilità: il Passo di Monte Croce Carnico. Era l'unico punto debole della lunga catena delle Alpi Carniche e per questo motivo gli scontri più cruenti del fronte carnico si concentrarono intorno al valico. A dominare il passo, due “Sentinelle naturali”, due montagne con alte e verticali pareti: ad est il Pal Piccolo ad ovest la Creta di Collinetta. La morfologia delle due vette però è diversa, come pure fu diverso il loro coinvolgimento durante la Grande Guerra. Il Pal Piccolo si presenta tozzo, relativamente basso, ma soprattutto con una sommità ampia e seppur articolata, pianeggiante. Purtroppo, per quei tempi, era il terreno ideale per schierare molte truppe, condurre innumerevoli attacchi e contrattacchi, inutili ed assurdi che comportarono soltanto tante vittime. Ben diverso l’aspetto di Creta di Collinetta, una montagna alta, slanciata, con tutti i versanti ripidi e con una vetta aguzza che sembra toccare il cielo. Ovviamente su questo tipo di terreno era impossibile eseguire grandi manovre, nonostante ciò, la montagna fu testimone di due episodi, importanti soprattutto dal punto di vista alpinistico-militare.

All’inizio del conflitto gli italiani occuparono le due cime di Creta di Collinetta, lasciate libere dagli austriaci. Fu un errore da parte degli imperiali, poiché dalla cima orientale gli alpini potevano dominare il Passo, il Pal Piccolo e tutte le vie di approvvigionamento che salivano dalla valle di Kötschach-Mauthen. Il Comando austriaco assegno l’incarico di riconquistare la vetta al maresciallo Simon Steinberger. Il 24 giugno 1915, una piccola pattuglia formata dal sottoufficiale e da soltanto altri cinque uomini, scalò un canalone sul versante orientale (oggi la via attrezzata è dedicata alla sua impresa) e occupò la cima orientale, sorprendendo gli alpini sulla sommità. I successivi assalti alla cima ovest trovarono una ferma resistenza italiana. Un anno dopo, il 29 giugno 1916, gli alpini del battaglione Val Pellice e i fanti della brigata Caltanissetta riconquistarono definitivamente la cima orientale, costringendo gli austriaci a rivoluzionare buona parte del loro sistema difensivo, poiché molte posizioni ritornarono ad essere sotto il fuoco italiano. Tra le nuove opere, la più importante fu lo scavo della galleria Cellon per rifornire i soldati sulla “Schulterstellung”. Questa azione rimane avvolta un po’ nel mistero, si rimane sorpresi della relativa facilità della riconquista italiana conoscendo la tenacia difensiva austriaca che contava ben 156 soldati e otto ufficiali, radicati da più di un anno all’interno della montagna; senza ovviamente togliere nessun merito al coraggio ed al valore degli alpini. Diversi decenni dopo la fine del conflitto, ci furono delle rivelazioni da parte di alcuni reduci di quel presidio, che diedero una particolare versione dei fatti. Raccontarono che durante il massiccio bombardamento italiano precedente l’attacco, i soldati e gli ufficiali si divisero e si portarono al riparo in due gruppi separati. Quando terminato il tiro dell’artiglieria, le penne nere e i fanti spuntarono dalle rocce, salirono i canaloni e le cenge, dal rifugio degli ufficiali uscì una bandiera bianca, a quel punto anche tutti i soldati si arresero.

In seguito il fronte carnico perse importanza nello scacchiere generale della guerra, iniziava un’estenuante guerra di posizione, trincea contro trincea, durante la quale i belligeranti furono occupati soprattutto a rinforzare le difese, gli italiani costruirono un’incredibile linea fortificata che correva dalle cime di Creta di Collinetta alla Cresta Verde. Opere belliche di cui rimangono, ancora oggi a cent’anni dalla fine della guerra, grandi e interessanti testimonianze. Nell’autunno 1917 nella zona del Passo Monte Croce Carnico, la situazione vedeva la cima nord del Pal Piccolo in mano austriaca, mentre Creta di Collinetta e il Cuelat (Freikofel) in mano italiana, ma la notte del 24 ottobre 1917 iniziava la Dodicesima Battaglia dell’Isonzo, che avrebbe cambiato tutto, iniziava la Battaglia di Caporetto……

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