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Fotografie ed itinerario del forte Forte Belvedere|Werk” Gschwent|Alpe Cimbra|Museo all'aperto della Grande Guerra|Altipiano di Lavarone

Sui sentieri della Grande Guerra dell'Alpe Cimbra: il Forte Belvedere 1.177 m. Il Forte Belvedere

    Album di fotografie e descrizione della visita al Forte Belvedere -“Werk” Gschwent. L’ex fortezza austro-ungarica si trova sull’altipiano di Lavarone, all’interno della “Magnifica Comunità dell’Alpe Cimbra “, nelle Prealpi Venete. Sorge ad una quota di 1.177 metri, su di un pulpito roccioso a strapiombo sulla Valdastico e sulla valle del Rio Torto. Il forte Belvedere durante la Prima Guerra Mondiale 1915-18 faceva parte del famoso “Fronte d’acciaio”, il sistema di fortezze austriache a difesa del confine con l’Italia lungo il saliente trentino. Alla fine del conflitto, per decreto reale, il forte non fu demolito dai recuperanti, e oggi dopo un lodevole lavoro di restauro, è tra le fortezze della Grande Guerra, più belle e meglio conservate dell’arco alpino orientale, sede di un Museo e interamente visitabile.

    ACCESSO - Da sud: con l'autostrada A31 (Valdastico) si raggiunge l'uscita finale di Piovene-Rocchette. Con la statale SS 350 si risale tutta la Val d'Astico fino alla località di Carbonare. - Da est: Rovereto/Trento – Castel Beseno S.S.350 – Folgaria – Carbonare. Si prosegue in direzione del paese di Lavarone e di seguito alla frazione di Cappella. Attraversato il piccolo centro, si seguono le indicazioni per il parcheggio del Forte.

   INTRODUZIONE AL FORTE BELVEDERE-GSCHWENT - La fortezza si presenta maestosa e massiccia, come al tempo della Grande Guerra, quando era la più grande fortificazione tra quelle realizzate dagli austro-ungarici sugli “Altopiani”. Oggi si rimane piacevolmente sorpresi nell’osservare come il Forte Belvedere “Werk” Gschwent, sia quasi intatto e perfettamente conservato, una fortuna, che deriva da una disposizione emanata nel lontano 1930, quando il re d’Italia Vittorio Emanuele III, espresse il desiderio di salvare almeno un forte, dall’opera demolitrice dei recuperanti, quale testimonianza della “Guerra dei Forti”. Forte BelvedereCosì grazie a questa lodevole iniziativa, il Forte Belvedere si salvò dalla distruzione, al contrario di tutti gli altri forti che furono smantellati a causa della politica economica fascista dell’autarchia, che negl’anni ’30, comportava il recupero del ferro, ma soprattutto dell’acciaio presente nelle fortezze austriache e li riduceva a un cumulo di macerie. Il lavoro di restauro degli ultimi anni, ha consentito alla fortezza di diventare la più interessante testimonianza delle fortezze militari sul fronte trentino. L’allestimento del museo multimediale all’interno del forte Belvedere, permette d’entrare nell’atmosfera di chi viveva nel forte durante la guerra, sembra quasi che il tempo si sia fermato, mentre si cammina nelle lunghissime gallerie verso i fortini e si sente il crepitio delle mitragliatrici o il sibilo delle granate italiane. Suggestioni moderne, artificiali, che però rendono perfettamente l’idea di cosa significasse la vita all’interno del forte, momenti in cui si possono rivivere le paura e le emozioni dei soldati.

    VISITA DEL FORTE BELVEDERE-GSCHWENT - Dal parcheggio inizia sulla sinistra, una bella stradina pedonale, che in una decina di minuti conduce all’entrata del Forte. (ingresso a pagamento). La visita del Forte Belvedere si compone di quattro percorsi tematici: 1.- Il corpo principale della caserma, chiamato casamatta, il Museo interno, strutturato su tre piani, dove si trovavano la cucina, la centrale elettrica, l'infermeria, la centrale telefonica, gli alloggi e i "colombari", ed oggi sede di diverse esposizioni, con reperti originali, riguardanti la storia del forte, la guerra sugli altipiani, la Guerra Bianca e la vita in trincea. 2.- La batteria degli obici, raggiungibile attraverso una grande galleria, che permette di visitare le tre cupole girevoli, dove sono stati ricostruiti gli obici da 100 mm. All’interno delle cupole, grazie alle installazioni multimediali, si possono riascoltare i suoni della "guerra": le voci, i rumori, i comandi e i colpi d’artiglieria. 3.- I Fortini, si trovano ad est, ad ovest e a sud della casamatta, e sono raggiungibili con lunghissimi, stretti corridoi e ripide scalinate, scavati nella viva roccia. Al loro interno si trovavano le cupole d'osservazione, i nidi di mitragliatrici e i riflettori. Sono tutti in spettacolari posizioni panoramiche, sulla Val d'Astico, sulla Valle Rio Torto e su Lavarone. 4.- L'esterno del Forte, la copertura e il fossato. Si sale sul tetto, oggi ricoperto da un bellissimo manto d'erba e si osservano le cupole, che durante la guerra erano in ferro, mentre oggi sono state ricostruite fedelmente in cemento armato. Infine si cammina lungo il fossato meridionale, che conduce all'esterno del Fortino n°4 dove si trova il più spettacolare punto panoramico del Forte Belvedere, dove lo sguardo spazia sull'altipiano di Luserna, la sottostante Val d'Astico e la cresta dei monti Campomolon-Spitz di Tonezza.

Vai alla galleria di fotografie:

Sui sentieri della Grande Guerra dell'alpe Cimbra: il Forte Belvedere

Visita del Forte BELVEDERE-GSCHWENT

Durata della visita:  2,30 h.
Difficoltà: facile 
Cartografia: foglio n. 57 - Levico-Altipiano di Folgaria, Lavarone e Luserna  - Tabacco 1:25.000

NOTE STORICHE del Forte BELVEDERE

  Il Forte Belvedere-“Werk” Gschwent, fu costruito tra il 1908 e il 1912, sull’altopiano di Lavarone, sopra un pulpito roccioso a strapiombo sulla Val d'Astico, dove correva la linea di confine tra il Regno d’Italia e l’Impero asburgico dell'aquila bicipite, all’inizio del conflitto. Era il più grande dei forti realizzati dal genio militare austro-ungarico in Trentino, con uno sviluppo di circa 200 metri in lunghezza e 100 in larghezza, per questo il suo motto era "Per Trento basto io!" La fortezza era “moderna” per i suoi tempi, non più un unico complesso militare, ma un'opera articolata che si componeva di diversi fortini, forniti di mitragliatrici e riflettori, distanti uno dall'altro, in mezzo ai quali fu posta la batteria di tre obici da 100 mm. di calibro, protetti da cupole corazzate girevoli in acciaio dello spessore di 250 mm. Alle spalle delle postazioni dell’artiglieria, si trovava il corpo principale, con gli alloggi per 220 soldati, tra ufficiali, artiglieri e Landesschützen, il tutto collegato con lunghi camminamenti e gallerie (chiamate poterne) scavate direttamente nella roccia. La copertura del forte era formidabile, con uno spesso strato di calcestruzzo rinforzato con putrelle d'acciaio. All’inizio della “Guerra dei Forti”, il 24 maggio 1915, la straordinaria posizione del Forte Belvedere, con tre lati a perpendicolo sulle vallate sottostanti, gli conferiva una naturale difesa che non permetteva un attacco delle fanterie italiane. Sebbene non interessato da un attacco via terra, la fortezza subì comunque bombardamenti molto intensi, da parte dei forti italiani di Verena, Campolongo e Campomolon. Questi erano posti su montagne più alte e avevano obici con calibri più grandi (149 mm.) che gli austriaci non potevano controbattere con i piccoli “100 mm.”. Soltanto l’eccezionale struttura del Forte Belvedere permise inizialmente, una grande resistenza passiva ai cannoneggiamenti italiani e la tenuta del fronte. In seguito la situazione tornò in equilibrio con l'arrivo del "terribile" mortaio austriaco Skoda da 305 mm. Nel maggio 1916 iniziava l'operazione austriaca "Strafexpedition", che spostò il fronte sull'orlo meridionale degli altipiani. Da quel giorno il forte perse importanza e rimase nelle retrovie.

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