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Fotografie: monte Nero, Krn, monte Rosso, Batognica|Prima Guerra Mondiale|fronte isontino|rifugio, monumento Alberto Picco|Piramida na Peski

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: salita ai  monti Nero (Krn) e Rosso. Il monte Nero e il monte Rosso

    Album di fotografie e descrizione della salita al monte Nero (Krn) 2.244 m. e al vicino monte Rosso (Batognica) 2.165 m., nelle Alpi Giulie. I loro inconfondibili profili dominano l'Alta valle dell'Isonzo, in territorio sloveno; dal punto di vista escursionistico sono una meta molto ambita, ambedue le cime offrono un colpo d'occhio a 360° straordinario: il panorama spazia dal Mar Adriatico a tutto l'arco alpino Orientale. Dal punto di vista storico sono note per essere state durante la Prima Guerra Mondiale 1915-18, due delle montagne più contese del fronte isontino. Il monte Nero diventato famosissimo dopo l'epica impresa alpinistico-militare della sua conquista da parte degli alpini, curiosamente, deve il suo nome italiano all'errata traduzione del nome originale sloveno Krn (tozzo) con la parola Crn (nero). Diversi sono gli itinerari per la salita, eredità della capillare rete di sentieri, mulattiere e carrarecce costruite durante la Grande Guerra, sui versanti meridionali per merito del genio italiano, sul versante nord-ovest grazie agli austro-ungarici. La nostra proposta prevede la salita delle due cime durante un itinerario ad anello, sul versante meridionale, con partenza/arrivo dal parcheggio della Planina Kuhinja. 

    ACCESSO - Il punto di partenza dell'escursione è il parcheggio del rifugio koca planina Kuhinja 1.002 m. sopra il paese di Krn. Dall'Italia due possibilità: si attraversa il confine presso Gorizia/Nova Gorica (Casa Rossa) e si risale la valle dell'Isonzo via Kanal-Tolmino-Caporetto(Kobarid) - oppure con la Strada del Pulfero (via Udine) attraverso il valico di Stupizza (Robic). Superato Caporetto si continua con una strada che scende verso destra e supera il fiume Isonzo (sulla sinistra si sale a Drežnica), si prosegue fino al paese di Krn, infine con una stradina stretta si arriva al parcheggio di Planina Kuhinja 992 m.

    ITINERARIO da sud - Dal parcheggio, si segue verso sinistra una larga carrareccia che conduce velocemente al rifugio Koca na planini Kuhinja 1.002 m. Dalla malga inizia una traccia segnata (bollini rossi), che sale l'infinito e uniforme pendio erboso del versante meridionale (chiamato il "Lavador") del monte Nero. Osservando la montagna dal basso, la prospettiva e la sua inclinazione traggono in inganno e nonostante la cima del monte Nero sia più alta, rispetto al monte Rosso posto alla sua destra, appare più bassa. Soltanto alla fine della faticosa salita, si potranno osservare le reali dimensioni delle due montagne. L'ascesa inizialmente è dolce, si attraversano pascoli e si superano alcune recinzioni fino alla Planina Zaslap 1.240 m. Si prosegue alle pendici del monte Kožljak sulle tracce di un'ex mulattiera di guerra in discreta pendenza. Alla quota di circa 1.520 m. la traccia compie una lunga diagonale verso occidente (sx) e conduce a un'ampia forcella, posta sullo spigolo sud-ovest del monte Nero. Raggiunta la bellissima sella spartiacque, tra la vallata di Drežnica e la vallata di Krn, si ammira un panorama strepitoso: a sud la sottostante cresta del monte Kožljak 1.587 m., ad ovest i verdi pascoli della Planina Zaprikraj, mentre verso nord si rimane senza parole davanti all'impressionante versante ovest del monte Nero. Una parete rocciosa praticamente verticale, alta più di mille metri, che dalla cima scende a picco sulla vallata di Drežnica, (sullo spigolo della parete sale l'esposta via attrezzata "Silva Koren"). Dallo spettacolare balcone panoramico, si continua l'ascesa con il tratto più ripido, un'infinita serpentina che metro dopo metro sale di quota. In prossimità di una bella iscrizione su roccia "Monte Nero colletta Kozliack 2° Alpini 1916", si trova un importante bivio, a destra la traccia conduce verso la sella Krnska škrbina, (forcella tra il monte Nero e il monte Rosso), mentre verso sinistra si sale direttamente al rifugio e alla cima del monte Nero. Il nostro itinerario segue il sentiero di sinistra. Aquila in granito Qualche centinaio di metri sotto il rifugio si può fare una breve deviazione, per un'interessante ricerca storica. Abbandonata la traccia, tra le migliaia di rocce carsiche tutte uguali, con pazienza, si prova a individuare una in particolare, che in realtà seppur rovesciata, nasconda una scultura. Si tratta di una delle quattro grandi aquile in granito, che decoravano la maestosa facciata del rifugio-monumento dedicato ad Alberto Picco, il conquistatore del monte Nero, inaugurato nel 1928 e demolito nel 1951. Della scultura, seppur molto rovinata, (purtroppo !) rimangono un'ala e l'impronta degli artigli. Lasciata l'importante testimonianza del commovente ricordo degli alpini per questa montagna, una breve rampa, tra detriti e matasse di filo spinato, conduce infine al rifugio Gomišckovo zavetišce na Krnu 2.182 m. Dal rifugio un sentierino su ghiaino friabile, con un itinerario a zig-zag, tra muretti a secco, caverne e ruderi di postazioni, conduce rapidamente all'articolata cima del monte Nero (Krn) 2.244 m. Straordinario panorama, verso settentrione su tutte le cime delle Alpi Giulie slovene e italiane, mentre verso sud lo sguardo si perde tra le verdi ondulazioni delle Prealpi Giulie, la pianura friulana fino al Mar Adriatico. Dalla vetta si rientra al rifugio.

La posizione del rifugio è incredibile, abbarbicato alla fine dell'infinito pendio erboso, si rivela un fantastico balcone panoramico, che merita di essere vissuto con tranquillità. Per questi motivi consigliamo di pernottare nel rifugio in quota, per poter ammirare il lento mutare dei colori alla sera, sulle vallate e sulle cime, fino ad osservare il suggestivo spettacolo di tutta la pianura friulana illuminata di notte.

Dal rifugio Gomišckovo zavetišce o dalla cima del monte Nero, si segue una traccia in discesa verso la sella Krnska škrbina (chiamata dagli alpini "Colletta Sonza", in onore del maggiore Cornelio Sonza che conquistò la quota 2.050 occidentale del monte Rosso, e pochi giorni dopo morì sulla stessa forcella). Il piccolo valico è un importante crocevia di sentieri, permette l'accesso alle due vette più importanti, ma soprattutto permette il collegamento tra il versante settentrionale e quello meridionale della catena monte Rosso-monte Nero, tra la Val Lepena e la valle di Krn-Kobarid. Dalla sella inizia la traccia verso la cima del monte Rosso (Batognica).La scala degli alpini In breve si raggiunge uno dei punti più suggestivi dell'intera escursione, una scalinata intagliata nella roccia realizzata degli alpini. I gradini scavati direttamente sulla verticale parete, fino a pochi anni fa, dovevano esser percorsi con attenzione a causa dell'elevata esposizione, mentre oggi, grazie all'installazione di un cordino d'acciaio, si procede in massima sicurezza. Al termine della scalinata si trova un'iscrizione in latino scolpita su una pala rocciosa, eseguita dal Battaglione alpino Val Tanaro, a ricordo dei commilitoni caduti. Ricordiamo, infatti, che il nome "monte Rosso" nasce a memoria dei sanguinosi scontri che vi si svolsero su questa piatta cima. L'iscrizione è molto bella, conservatasi miracolosamente integra, fino ai giorni nostri. Si continua la salita, tra detriti e roccette, dove si trovano diversi ricoveri e fortificazioni italiane. Raggiunto il limite occidentale dell'ampia sommità, si osserva un'enorme massa di rocce disordinate, grovigli di filo spinato e appuntiti assi di ferro, sono gli effetti terribili dello scoppio della mina che gli austriaci fecero brillare sotto la parte della vetta in mano italiana, il 24 ottobre 1917, il primo giorno dell'offensiva di Caporetto. Si rimane meravigliati nel costatare, come la piatta conformità del terreno, consentì un'incredibile vicinanza tra i contendenti, le prime linee tra i soldati italiani ed austro-ungarici austriaci erano contrapposte proprio sulla cima, distanti solo poche decine di metri. Cima monte Rosso Al centro del plateau roccioso si trova la cima del monte Rosso (Batognica) 2.165 m. Si prosegue senza difficoltà sulla larga e pianeggiante sommità verso est, osservando sui versanti meridionali, diverse fortificazioni, gallerie e ruderi della prima linea austro-ungarica (postazione Kavernenhof). Raggiunto l'orlo orientale si scende all'ampia e panoramica Sella Prag 2.068 m. Da questo punto è consigliabile fare una deviazione (tempo and/rit. 1 ora), per visitare uno dei monumenti più belli dell'esercito austro-ungarico sul fronte isontino. Si continua in direzione dell'altipiano della Komna e della Planina Razor, e s'imbocca una traccia visibile e segnata (bolli biancorossi) che taglia in quota i candidi ghiaioni del versante meridionale del monte Vrh nad Peski. Il sentiero corre parallelo a una lunghissima trincea, fino ad un'ampia sella, ai piedi del monte Mali peski, da dove si ammira dall'alto, il bel laghetto di Jezero v Lužnici. Verso est invece si osserva tutto l'itinerario che scende in un'arida conca, dove in lontananza s'intravede il profilo di un grande cippo. Lungo la discesa si attraversa una zona con diversi ruderi di scale, muretti a secco e piazzole, sono i resti del grande villaggio austro-ungarico chiamato "Krnlager" il più importante accampamento di retroguardia della prima linea imperiale sul monte Rosso. Piramida na Peski Alla fine del sentiero si raggiunge una bella terrazza panoramica, dove si trova un monumentale cippo a ricordo dei caduti austro-ungarici, chiamato in sloveno Piramida na Peskih a quota 1.975 m. L'importante monumento, restaurato nel 2009, fu costruito già nel primo anno di guerra, quando i tenaci difensori austriaci subirono rilevanti perdite nell'estate 1915, per fermare i furiosi assalti degli alpini sul monte Rosso. Visitato il cippo commemorativo e ammirato il bel panorama verso la cornice di montagne sopra Tolmino, si ritorna a Sella Prag 2.068 m. 

Rientrati sull'ampio valico, ai piedi del monte Rosso, si continua l'itinerario ad anello con una lunga discesa nel vallone Peski po Lužnici. Con una serie di ripidi zig-zag si raggiunge la testa della valle, caratterizzata da un ambiente roccioso con ampi ghiaioni, dove si possono osservare, tra le candide pietre carsiche, molte cupe e nere schegge di grossi proiettili d'artiglieria. Il sentiero sempre in dolce discesa, conduce alla fine della valle, aggirando il Srednji vrh, fino ai piedi del monte Škofic dove si trova il grazioso laghetto di Jezero v Lužnici 1.801 m. Da questo punto inizia la ripida discesa finale, prima attraverso una conca rocciosa e in seguito, deviando a destra, lungo un ripido canalone erboso tra le montagne Maselnik e Veliki Stador. Velocemente con una serie di stretti tornanti si raggiunge la Planina Leskovca, dalla quale con una bella carrareccia, si ritorna al punto di partenza dell'escursione, il parcheggio della Planina Kuhinja 992 m.

    DIFFICOLTA' - L’escursione non presenta difficoltà, anche la scalinata degli alpini, dopo la recente installazione di un cordino metallico, si percorre facilmente. Si tratta però di un percorso molto lungo e faticoso con dislivelli importanti. I tempi di percorrenza sono indicativi, possono aumentare  proporzionalmente all'interesse soggettivo della visita e della ricerca storica. 

 Vai alla galleria di fotografie:

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: la salita ai monti Nero (Krn) e Rosso (Batognica)

Itinerario ad anello con salita al monte Nero e Rosso

salita discesa
Tempi : 4,15 h   3,15 h  

Dislivello:       

1.450 m.  1.450 m. 

Difficoltà:       

EE - media (difficoltà)

Note:       

Itinerario molto lungo e faticoso.

Iscrizione in latino sul monte Rosso, scolpita dagli alpini "Val Tanaro" Iscrizione in latino sul monte Rosso, scolpita dagli alpini "Val Tanaro"

Cartografia

Zgornje Posočje 1:25.000 Pot Miru

DATA ultima escursione:

14-15 agosto 2016 

NOTE STORICHE della Grande Guerra 

All'inizio della Grande Guerra, il primo vero successo italiano è stato sicuramente la conquista del monte Nero (Krn). Nonostante non si rilevò un evento decisivo, nel quadro strategico generale del fronte isontino, (la prima linea da quel giorno rimase pressoché invariata per i successivi 28 mesi), è comunque giustamente famoso per l'eccezionale impresa alpinistico-militare condotta dagli alpini. Ancor oggi osservando la slanciata e ripida cima dal fondovalle, (da Caporetto-Kobarid), sembra impossibile poterlo salire con l'avversario sistemato sulle creste più alte, in posizione straordinariamente dominante. L'azione doveva essere studiata e condotta con molta oculatezza, le difficoltà sul fronte dell'Alto Isonzo erano diverse, innanzitutto la nuova linea difensiva austro-ungarica era formidabile, dopo il ritiro preventivo dalla conca di Caporetto, gli imperiali si erano attestati sulla linea <Javoršcek-Lipnik-Vršič-Vrata-Krn-Sleme-Mrzli vrh > una catena di cime altissime e ripidissime. Contro questo "muro" difensivo gli italiani avrebbero attaccato con forze limitate, 10.000 alpini e solo 5 batterie da montagna. Inoltre ad inizio conflitto il Comando dei Gruppi alpini A e B aveva ancora a cuore la vita dei soldati, ed il loro utilizzo doveva essere misurato (non come nelle successive "Battaglie dell'Isonzo", quando vennero mandati al macello decine di migliaia di uomini). Il piano aveva previsto una prima fase, con l'avvicinamento e l'occupazione delle cime minori del monte Nero: il monte Vrata (Krnčica) e il monte Vršič). Conclusa con successo questa operazione tra il 31 maggio ed il 3 giugno 1915, iniziava la seconda fase. Con l'impegno ridotto di truppe, con l'artiglieria insufficiente e la mancanza di armi adeguate (le prime bombe a mano fecero la loro comparsa soltanto in questa occasione), l'esito dell'assalto dipendeva soltanto da un fattore: la sorpresa. Ma non era facile sorprendere gli agguerriti e forti soldati austro-ungarici, bisognava salire le montagne di notte, scalare le ripide creste in silenzio, più che una battaglia fu una sfida alpinistico-militare.

Il monte Nero

Notte del 16 giugno 1915, centinaia di alpini si avvicinarono silenziosi al monte Nero, la manovra militare scattava simultanea alle ore 02,45. Due compagnie del Battaglione Exilles attaccavano il versante meridionale, l'84ª direttamente la verticale parete sud-ovest, la 31ª compagnia lungo il ripido pendio sud. Contemporaneamente quattro compagnie del Battaglione Susa andarono all'assalto sul versante settentrionale, la 35ª e la 36ª verso la cresta del Vrata (quote 2.138 e 2.133  Krnčica), mentre le compagnie 102ª e 85ª verso la cresta del Potoce. Di roccia in roccia, superando dirupi, creste, ghiaioni, nel buio della notte, gli alpini italiani riuscirono a cogliere di sorpresa i presidi austro-ungarici. Alle 04,45 la pattuglia di punta, al comando del sottotenente Alberto Picco, conquistava il monte Nero. La manovra tattica sui vari fianchi della montagna era riuscita perfettamente, lo testimoniavano i pochi caduti (tra i quali lo stesso Picco e il sottotenente Valerio Vallero) ma soprattutto il gran numero di prigionieri imperiali. Alle prime luci del nuovo giorno l'operazione era conclusa, iniziava allora la "leggenda" dell'epica battaglia. L'azione degli alpini fu riconosciuta come impresa straordinaria non soltanto dagli alleati, ma soprattutto dall'avversario. Gli austro-ungarici consideravano imprendibile la montagna, sia per la sua conformazione, sia per le difese che avevano costruito, perciò davanti al successo italiano, per esprimere la loro ammirazione ed il loro stupore, pronunciarono una significativa frase : la conquista del monte Nero è stato un colpo da maestro "giù il cappello davanti agli alpini" (Hut ab vor den alpin) - tratto dal libro "Am Isonzo" di A. Schalek -Era la prima vittoria italiana dopo nemmeno un mese dall'inizio del conflitto e per questo fu celebrata con enfasi in tutto il paese, divenne e rimane anche oggi, uno degli episodi più famosi della Grande Guerra. Dal punto di vista militare però non spostò gli equilibri sul fronte del Medio/Alto Isonzo, non fu quel successo che sfondava la linea e avrebbe permesso una rapida avanzata, verso la "testa di ponte" di Tolmino. La battaglia allora si fermò, si stabilizzò in una guerra di posizione che richiese a entrambi i contendenti sacrifici e sofferenze, per le estreme condizioni ambientali. Da ricordare inoltre che gli alpini del Battaglione Exilles furono fermati dal Comando Italiano mentre continuavano l'avanzata verso est. Fu persa una grande opportunità per la prosecuzione dell'occupazione di un monte, vicinissimo al monte Nero, dalla cima singolarmente piatta, il suo nome era Pohouc, (oggi Batognica). La sua conquista (soltanto della parte ovest) nei due anni e mezzo successivi sarebbe costato un tremendo tributo di sangue, una vera carneficina, al punto da essere rinominato dagli italiani, monte Rosso. L'epilogo su questa montagna si ebbe la mattina del 24 ottobre 1917, quando gli austriaci fecero brillare una grande mina sotto la vetta in mano italiana, che provocò un'altra strage ed apri la strada verso la valle, mentre il presidio degli alpini sul monte Nero rimaneva circondato, era l'inizio della disfatta di Caporetto, l'inizio della XIIª Battaglia dell'Isonzo…..

 

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