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Fotografie: Prima Guerra Mondiale, monte Matajur|fronte isontino|Grande Guerra|cappella del Cristo Redentore

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: il monte Matajur 1.643 m. Il monte matajur dalla pianura

    Album di fotografie e descrizione dell'escursione sul monte Matajur. La montagna si erge tra le valli del fiume Isonzo e del Natisone, al confine tra l'Italia e la Slovenia. Nonostante la sua modesta altezza (1.600 metri) è facilmente visibile da tutta la pianura friulana e grazie al fatto di essere il più alto rilievo delle Prealpi Giulie meridionali, il monte Matajur offre un incredibile panorama. A sud le pianure veneta e friulana, dove i nastri argentati dei fiumi confluiscono nel mar Adriatico, scintillante come una lamina d'acciaio, a est e a ovest dorsali erbose infinite costituite da valli, vallette, colli e dossi. Infine, verso nord, le bianche cime delle Alpi Giulie, dal Canin al Mangart fino al regale Triglav. Lo straordinario colpo d'occhio a 360° gradi consente anche di spaziare su tutte le montagne coinvolte nella Prima Guerra Mondiale 1915-18 durante i primi ventotto mesi del conflitto sul fronte isontino, dal monte Nero al Rombon.

    ACCESSO - Dalla cittadina di Cividale del Friuli (UD), l'antico centro romano "Forum Iulii" si prosegue sulla SS 54, la Strada del Pulfero, in direzione della Slovenia e del valico di Stupizza (in sloveno Robic). Raggiunta, dopo pochi chilometri, la località di Ponte San Quirino, si abbandona la via principale per imboccare, a destra, la strada provinciale SP 11, in direzione del paese di Savogna. Da qui, la strada risale per circa 16 chilometri, il versante meridionale del Matajur, si attraversano le frazioni di Gabrovizza, Masseris e Montemaggiore fino al parcheggio del rifugio Pelizzo 1.325 m. In splendida posizione dominate la pianura friulana fino al mare. Il rifugio è stato inaugurato nel luglio del 1975 e intitolato a Guglielmo Pelizzo, sindaco di Cividale del Friuli e Senatore della Repubblica italiana. 

    ITINERARIO  - Dal rifugio Pelizzo 1.325 m. inizia l'escursione ad anello con salita alla cima. Si segue il sentiero naturalistico del Matajur (CAI N° 736) che taglia in diagonale il versante meridionale della montagna, con splendida vista sulle valli del Natisone fino al lontano Mar Adriatico. La traccia supera alcune bancate di rocce carsiche e conduce sul versante occidentale nei pressi della Planina Marsinska 1.401 m. Dal piccolo ricovero si segue la traccia (a destra) che inizia la salita a mezzacosta. Si trascura la successiva deviazione a destra (che sale velocemente al rifugio Dom na Matajure 1.550 m. e alla vetta), per proseguire con l'itinerario ad anello verso alcuni edifici abbandonati. Un breve tratto ripido permette di scollinare verso il versante nord e raggiungere una bellissima terrazza. Il sentiero prosegue orizzontale con una spettacolare vista verso il monte Stol e il maestoso Gruppo del Canin fino alle malghe di Mersino. Ammirato un bel laghetto artificiale dedicato ad attività zootecniche e antincendio, si continua in direzione est su una regolare carrareccia che conduce al successivo versante est del monte Matajur. SIl monte Neroi sale lo spigolo nord-est superando alcuni gradini rocciosi, unico punto leggermente impegnativo di tutto il percorso, e in breve si perviene alla vetta del Matajur 1.643 m. Straordinario panorama dal Mar Adriatico alle Alpi Giulie. Per questa grandiosa vista su tutta la pianura friulana fino al mare, molte fonti storiche fanno coincidere il monte Matajur con il "Monte del Re", dove, come scrive Paolo Diacono (monaco e storico) nel suo "Historia Langobardorum", salì nel 568 d. C., Alboino, re dei Longobardi, per osservare i territori da conquistare durante la sua discesa dalla Pannonia. 

Monumento al Cristo Redentore originale 1900Sulla cima si trova la cappella del Redentore, anche questa chiesetta ha una storia interessante. In occasione del Giubileo del 1900, il papa Leone XIII propose la costruzione di venti monumenti in omaggio a Gesù Redentore, da edificarsi sulle montagne delle regioni italiane. Furono scelte 19 vette (quanti erano i secoli della Redenzione), dalle Alpi alla Sicilia che rispondessero a determinati criteri, quali essere ben identificabili e di facile accesso. In seguito fu aggiunto il monte Capreo (Antiappennino laziale) nei pressi di Carpineto città natale del papa. Per le regioni venete fu scelto il monte Matajur, sul confine orientale dell'arco alpino, ben visibile da tutta la pianura friulana. Il monumento a Cristo Redentore fu costruito nel 1901, con blocchi di pietra calcarea ricavati direttamente dallo stesso monte, aveva una forma piramidale e il suo aspetto era imponente con un'altezza di 20 metri. Purtroppo la sua vita fu breve, già nel 1915 venne danneggiato da un fulmine e in seguito, durante la Grande Guerra, fu parzialmente distrutto. 

Dal 1957 sulle macerie del monumento fu edificata l'odierna cappella del Cristo Redentore

Dalla vetta si scende con un facile sentiero verso il rifugio Pelizzo, dove si conclude l'itinerario ad anello del monte Matajur.

    DIFFICOLTA' - L'escursione ad anello con salita al monte Matajur è facile.

 Vai alla galleria di fotografie:

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: il monte MATAJUR

Visita storica del Matajur

Durata della visita:  2,00 - 3,00 h. 
Difficolta: Facile

NOTE STORICHE della Grande Guerra sul monte MATAJUR

  La montagna fu coinvolta durante la XII Battaglia dell'Isonzo (Caporetto), quando vide la disfatta dell'esercito italiano sul fronte isontino e l'invasione delle vallate e della pianura friulana da parte dell'esercito austro-ungarico assieme all'alleato tedesco. Dopo la prima giornata della Battaglia di Caporetto, 24 ottobre 1917, il monte Matajur (assieme al monte Stol), avrebbe potuto essere un formidabile baluardo difensivo per fermare la travolgente avanzata degli imperiali assieme ai tedeschi o almeno rallentarne l'impeto, in modo da consentire alle truppe italiane una ritirata più ordinata, ma l'occasione non fu colta. Il monte Matajur durante la guerra si trovava discretamente lontano dalla prima linea ed era utilizzato dagli italiani principalmente come punto d'osservazione, pertanto era privo di trincee e di reticolati. All'ultimo momento per la difesa della montagna fu posta la Brigata di Fanteria "Salerno", ma a causa del caos di quelle giornate, lo schieramento dei soldati terminò soltanto nella mattinata del 25 ottobre. I fanti si disposero su due linee lontane (sulla cima e a Quota 700 m.) non collegate con  i reparti laterali e senza grandi opere di difesa, furono perciò facilmente sconfitti dalle truppe del 3° Corpo bavarese. Molto spesso si associa il monte Matajur con il nome del Tenente Rommel, la famosa "volpe del deserto" della IIª Guerra Mondiale, considerato l'artefice principale della conquista del monte. In realtà molte fonti concordano nell'attribuire il merito della vittoria al tenente Schieber, del 63° Reggimento della 12ª Divisione Salesiana, il quale colse alle spalle le difese italiane con una manovra d'aggiramento dal versante nord. Soltanto a quel punto Erwin Rommel dell'Alpenkorps Bavarese, che attaccava frontalmente, raggiunse la cima. Anche i racconti della cattura di migliaia di prigionieri, di decine di cannoni e centinaia di mitragliatrici, fanno parte delle leggende che circondarono Rommel dopo la travolgente cavalcata da Tolmino a Longarone. Ricordiamo, infatti, che la Commissione d'inchiesta per la disfatta di Caporetto appurò che la "Salerno" non si arrese in massa ma ripiegò a Savogna e si ricompattò a Cividale, inoltre sul Matajur non c'era nessun reggimento italiano d'artiglieria.  

  Con la caduta del monte Kolovrat e la ritirata dal monte Stol e dal monte Matajur, la strada per la pianura friulana era libera. Il crollo del fronte isontino fu talmente veloce e dalle proporzioni così grandi che sorprese anche il Comando austriaco, che rallentò l'avanzata, pensando che l'esercito italiano fosse all'inizio dello sfacelo. Ma come la "Storia" sa scrivere o sorprendere, soltanto un anno dopo, la stessa situazione si capovolse completamente, l'Italia passò al contrattacco, e dal Piave inizio una cavalcata irresistibile che travolse l'esercito austro-ungarico, fino alla vittoria finale a Vittorio Veneto.

Monumento al Cristo Redentore oggi

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