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Fotografie ed itinerario sul monte Cengio,la Granatiera|Strafexpedition|altipiano di Asiago|Museo all'aperto della Grande Guerra

Sui sentieri della Grande Guerra dell'altopiano di Asiago: il monte Cengio 1.354 m. Il sentiero "la Granatiera" sul monte Cengio

    Album di fotografie e descrizione della visita al monte Cengio, lungo il sentiero storico della Grande Guerra: la "Granatiera". L'altopiano, chiamato anche dei Sette Comuni (Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana e Rotzo), si trova nelle Prealpi Venete / Prealpi vicentine (criterio SOIUSA), è un massiccio a forma quadrangolare compreso tra i fiumi Astico e Brenta, ha un'estensione di circa 25 km per 30 km., con altitudine media intorno ai 1000 metri ed alcune cime, verso nord, che superano i 2.300. Tutti i versanti sono caratterizzati da ripide scarpate ricoperte da fitti boschi, anche il margine meridionale che guarda la pianura Veneta, è caratterizzato da alti dirupi, sul limite orientale presenta le verticali pareti rocciose del monte Cengio. Tutto l'altopiano di Asiago fu coinvolto durante la Prima Guerra Mondiale 1915-18, trovandosi proprio sul confine tra l'Impero austro-ungarico e il Regno d'Italia. In particolare la zona del monte Cengio, nel 1916, fu travolta dall'operazione militare austriaca chiamata "Strafexpedition".

    ACCESSO - Con l'autostrada A31 (Valdastico) si raggiunge l'uscita finale di Piovene-Rocchette. Si continua in direzione di Asiago, con la SS 349 che risale il ripido versante meridionale dell'altopiano. Quasi al termine della salita, in prossimità della locanda "Ai Granatieri", si devia a sinistra in direzione del Monte Cengio. Una stradina stretta ma asfaltata sale le pendici della montagna fino al grande parcheggio del piazzale "Principe del Piemonte" a quota 1.286 m.  

ITINERARIO dell'Area monumentale del monte Cengio - Dal parcheggio inizia la mulattiera di arroccamento, denominata anche la "Granatiera", in onore dei Granatieri di Sardegna che qui si immolarono in una resistenza disperata durante un importante battaglia della Prima Guerra Mondiale. Alcuni grandi cartelloni esplicativi della zona, indicano l'inizio dell'escursione storica. Il sentiero (a sx. del piazzale) attraversa inizialmente una bella radura, successivamente conduce alla galleria adibita a cannoniera, caratterizzata da un importante portale con iscrizioni e bassorilievi, dove si visitano le caverne che contenevano alcune batterie d'artiglieria, (quattro cannoni da montagna da 70 mm.) Si continua attraverso un'altra galleria, all'uscita si sale sulla destra un piccolo colle dove è stata ricostruita una trincea e si prosegue entrando nella galleria più grande, lunga 187 m., che conteneva un serbatoio d'acqua in cemento armato. All'uscita della galleria, inizia il tratto più spettacolare della mulattiera, completamente scavata nella viva roccia e sospesa sopra altissime pareti. Si rimane senza parole davanti allo straordinario panorama aereo sulla sottostante Val d'Astico. La mulattiera continua in leggera discesa seguendo la morfologia della montagna e tagliando orizzontalmente gli strapiombi rocciosi. La cengia si presenta larga ma molto esposta, nonostante sia protetta da un corrimano di cordino d'acciaio, è necessaria una certa attenzione nel percorrerla. A circa metà del percorso, con una piccola risalita si raggiunge il "piazzale dei Granatieri" 1.258 m., dove si trova un punto di ristoro ed il monumento con la chiesetta dedicata ai fanti di Sardegna. Ritornati sulla mulattiera di arroccamento, si continua in leggera salita verso una galleria elicoidale, che conduce al punto più famoso del monte Cengio: il "Salto del Granatiere". Un dirupo impressionante, dove tra realtà storica e un alone di leggenda, si racconta che i granatieri, circondati e senza più munizioni, piuttosto che arrendersi ingaggiarono dei furiosi corpo a corpo, gettandosi poi nel vuoto abbracciati ai soldati austro-ungarici. Il sentiero storico, continua attraverso una spettacolare fenditura fra le rocce, aggira un pulpito roccioso e conduce all'entrata della lunga galleria di comando. Percorsa tutta la galleria (necessaria una pila), si attraversa una profonda trincea per raggiungere il piazzale dedicato al generale Giuseppe Pennella 1.317 m., comandante della brigata Granatieri. Spettacolare panorama verso settentrione, su buona parte dell'Altopiano di Asiago. Dal piazzale, una breve salita consente di accedere alla sommità del Monte Cengio 1.354 m. Sulla vetta un momento di riflessione e suggestione davanti all'altare dei caduti, le lapidi e la grande Croce. 

Ridiscesi verso il piazzale "Pennella" si segue a sinistra un'indicazione per raggiungere quota 1.332 m. Una breve salita, all'interno di un fitto bosco, conduce prima ad una trincea e successivamente ad un'altra piccola cengia protetta, con postazione adibita ad "osservatorio". Ancora uno straordinario punto panoramico sulla sottostante vallata di Arsiero e sui vicini monti Cimone di Tonezza e Pasubio. 

Da questo punto inizia il veloce percorso di rientro, a conclusione dell’itinerario ad anello. Si ritorna per una strada sterrata al “Piazzale dei Granatieri” e di seguito per un breve tratto di strada asfaltata al piazzale "Principe del Piemonte".

      

Vai alla galleria di fotografie:

Sui sentieri della Grande Guerra dell'altopiano di Asiago: il monte Cengio

Itinerario del sentiero storico: la "Granatiera"

Durata della visita:  3,00 h. - 4,00 h.
Dislivello: 300 m.
Difficoltà: facile 
Sviluppo:  6 Km.
Cartografia: foglio n. 50 - Altopiano dei Sette Comuni - Tabacco 1:25.000

NOTE STORICHE della Grande Guerra sul monte CENGIO

 Il 15 maggio 1916 sugli altipiani di Lavarone, Folgaria e di Asiago l'esercito austro-ungarico iniziava l'offensiva di primavera o "spedizione punitiva", gli italiani la chiamarono: Strafexpedition. L'operazione nasceva dalla volontà degli imperiali di punire gli italiani per aver tradito il patto della "Triplice alleanza". Il territorio fu investito dal violento attacco di diciotto delle migliori divisioni di austro -ungarici, (400 mila uomini) agguerriti e preparati. In pochi giorni conquistarono la cima Portule, il monte Zebio, le posizioni di Tonezza, i paesi di Arsiero ed Asiago. L'imponente ondata che sembrava inarrestabile, raggiunto il margine meridionale dell'Altipiano dei Sette Comuni in vista della pianura veneta, ad un passo dalla vittoria, venne invece fermata o almeno rallentata. Gli italiani minori di numero, con un'artiglieria inferiore e la solita mancanza di direttive, riuscirono ad opporsi con le uniche armi che avevano: coraggio e sacrificio. Gli imperiali furono fermati dall'eroica difesa approntata sul monte Cengio.

  L'invasione arrivò ai piedi della montagna nelle giornate del 30-31 maggio 1916, le truppe austro-ungariche iniziarono l'assalto finale al monte Cengio, scalando le rocce della quota 1.332 metri (sito visitabile durante il percorso storico). Sulle sue creste più alte, sulle pareti più esposte, sulle cenge a strapiombo sopra la Val d'Astico, i Granatieri di Sardegna ingaggiarono un cruento combattimento. In seguito rimasti senza munizioni adoperarono i fucili come mazze. Lentamente però, la forza d'urto austriaca spinse il Reggimento verso il precipizio. E qui giunti sull'orlo, si racconta in un alone di leggenda "si difesero fino all'ultimo ed avvinghiate le braccia attorno ai corpi degli assalitori, li trascinarono con loro nel baratro". Come effettivamente si svolsero i fatti, oggi è difficile saperlo, ma la tremenda battaglia dei Granatieri è testimoniata dai numeri, partirono in 6.000, si ritirarono soltanto in 1.300. Il 1° giugno la montagna veniva conquistata dagli austriaci, mentre gli italiani arretravano sulla sottostante Cima Paù, l'ultima linea a difesa della pianura Veneta. Ma il sacrificio dei Granatieri di Sardegna non fu vano, i due giorni di cruenti scontri sui dirupi del monte Cengio, furono fondamentali per rallentare l'attacco austriaco, e permettere al Comando Italiano di approntare in tutta fretta la Vª armata ai piedi degli "altipiani". Ma la grande spinta austriaca ormai era finita per mancanza di uomini, munizioni ed approvvigionamenti. Il 4 giugno 1916 il generale Cadorna poteva affermare che la Strafexpedition era stata bloccata. Il piano geniale del suo avversario, il feldmaresciallo Conrad von Hötzendorf fallì, soprattutto perché nel suo piano strategico non era stata contemplata la forza di resistenza dell'esercito italiano e le sue infinite riserve "umane". Gli austroungarici costretti ad una parziale ritirata si attestarono su una nuova linea difensiva a circa metà strada tra il punto di partenza ed il massimo punto d'espansione della Strafexpedition, linea, che nei successivi due anni di guerra avrebbe richiesto ancora il sacrificio di decine di migliaia di giovani vite: monte Pasubio- monte Cimone-val d'Assa-monte Zebio-Ortigara. Passato il pericolo ed in previsione di nuove battaglie il Monte Cengio venne trasformato dagli italiani in una roccaforte difensiva, con la costruzione di caverne per batterie dalla 2ª Compagnia Minatori e la famosa "Granatiera", la mulattiera di arroccamento, costruita nel 1917 dalla 93ª Compagnia Zappatori del I° Reggimento Genio, che sfruttava cenge naturali e artificiali, nonché gallerie scavate nella roccia. Oggi tutte le opere sono Zona Monumentale e visitabili con il sentiero storico.

Il "salto dei Granatieri" La ricostruzione deI furiosi corpo a corpo sul "Salto dei Granatieri",-  da un disegno rinvenuto su Internet

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