Foto Alpi

Foto Trekking

Foto Grandi salite

Cerca la montagna

Cartoline d'epoca

Visitors Counter

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterToday126
mod_vvisit_counterYesterday209
mod_vvisit_counterThis week126
mod_vvisit_counterThis month3682
mod_vvisit_counterAll333178

Banner Altervista

Fotografie: Prima Guerra Mondiale,monte Vodice|fronte isontino|Museo all'aperto della Grande Guerra|storia|Pot Miru|Maurizio Ferrante Gonzaga|Alpini Aosta e Levanna

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: il Museo all'aperto del monte Vodice. Museo all'aperto monte Vodice

Album di fotografie e descrizione del  Museo all’aperto della Grande Guerra: dal Monte Santo al monte Vodice. A nord-est di Gorizia inizia l’Altopiano della Bainsizza (in sloveno Banjška planota), il più occidentale degli altipiani dinarici, calcareo, ricoperto da fitti boschi, oggi si trova nella Repubblica di Slovenia. Il suo margine orientale, a picco sopra la Valle dell’Isonzo, è formato da una catena di montagne: il Monte Cucco di Plava (Kuk nad Paljevim), il Monte Vòdice (Vodice), il Monte Santo (Skalnica) ed il Monte San Gabriele (Škabrijel). Queste alture furono testimoni di spaventosi scontri tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico, durante la Prima Guerra Mondiale, sul fronte isontino. Oggi, grazie al lavoro di archeologia bellica della Fondazione slovena "Pot Miru” (Sentieri della Pace), sono state ripristinate alcune caverne/gallerie e trincee sul monte Vodice. Il Monte Santo (Sveta Gora) ha una storia più antica. Dopo l’apparizione della Madonna sulla sua sommità nell'anno 1539, venne edificata una chiesetta che fu rasa al suolo durante la Grande Guerra 1915-1918 e ricostruita nel 1928.

    ACCESSO - Dall'Italia: punto di partenza la città di Gorizia, si supera il confine all'ex valico della Casa Rossa ed attraversata Nova Gorica si prosegue in direzione Bovec. Raggiunto un importante incrocio (semaforo), nei pressi del ponte di Salcano (Solkan), si devia a destra, per iniziare la salita al Sveta Gora (Monte Santo). Si continua fino al Passo di Preval, da dove si prosegue deviando verso sinistra, la strada alla fine conduce quasi in cima, dove ci sono ampi parcheggi.  

    Monte Santo 681 m. (Sveta Gora – Skalnica)  La sommità della montagna è quasi tutta occupata dalla Basilica dell’Assunzione della Vergine del Monte Santo, meta di pellegrinaggi da più di cinquecento anni. Il Santuario del Monte Santo Deve il suo nome all’apparizione della Madonna alla pastorella Uršula Ferligoj di Gargaro (Grgar) avvenuta nell'anno 1539. Dopo la distruzione durante la Prima Guerra Mondiale, l’arcivescovo di Gorizia, riuscì a raccogliere il denaro necessario per iniziare la ricostruzione della chiesa e del convento. Nel 1924 l’Ordine francescano di Trento assunse l’amministrazione del Monte Santo (ricordiamo che nel periodo interbellico tra il 1918 e il 1947 tutta la zona era stata attribuita all’Italia). I grandi lavori di sbancamento e di livellamento del terreno effettuati sulla cima, per la costruzione del complesso religioso e la costruzione di strade e sentieri per i pellegrini, hanno contribuito a cancellare buona parte delle testimonianze delle cruente battaglie combattute durante la Grande Guerra, quando il monte era un importante obiettivo strategico militare. Dal punto di vista escursionistico il Monte Santo offre un colpo d’occhio a 360° gradi eccezionale, dal Mar Adriatico alle Alpi Giulie, compreso quasi tutto il fronte isontino della Prima Guerra Mondiale.

  ITINERARIO del Museo all’aperto del Monte Vodice 651 m. Dal versante ovest del monte Santo si scende con una carrareccia, verso il crocevia di strade e sentieri del valico di Preški vrh 504 m., che portano a Grgar (a destra), rientrano a Preval (a sinistra) ed infine diritti conducono verso il monte Vodice. La strada sterrata continua in leggera salita, dopo circa 500 metri, esiste la possibilità di deviare a sx per una traccia che porta direttamente sulla vetta. Si consiglia di proseguire lungo la strada, leggermente più lunga che permette, lungo i tornanti sul versante settentrionale della montagna, di osservare interessanti ed istruttivi panorami verso l’Altopiano della Bainsizza. Raggiunta un’ampia spianata, sulla sommità del Vodice, una tabella informativa indica l’inizio del Museo all’aperto della Grande Guerra. Si prosegue verso destra, all’interno di un fitto bosco, per raggiungere la Cima ovest, dove si trova una colonna sormontata da una fiera aquila, ricostruzione del monumento eretto alla fine della guerra, a memoria degli alpini italiani caduti per la conquista della vetta. Si prosegue in leggera discesa, sul sentiero che porta nella Valle dell’Isonzo verso i paesi di Zagomila e Zagora. Gallerie sul Vodice L’itinerario storico (bollini rossi), raggiunge in breve l’entrata dell'articolato complesso di gallerie del monte Vodice. Indispensabile la luce frontale o di una pila per visitare l’interno del sistema, oggi completamente ripulito e restaurato. Si rimane impressionati della vastità dell’opera, gallerie lunghissime tagliano da un versante all’altro la montagna, altre invece con una serie infinita di gradini scendono a balzi nelle viscere del monte. Gallerie riutilizzate dagli italiani, nel proseguo della guerra, come si evince da una targa ritrovata all'interno del 5° Genio 23ª Minatori. Terminata la visita delle caverne si ritorna indietro fino alla radura con la tabella informativa di "Pot Miru" (Sentieri della Pace).

L'interno del Monumento al generale Gonzaga Da qui inizia il vialetto che conduce alla Cima est, dove si trova il monumento dedicato al generale Gonzaga. L’opera architettonica si presenta esternamente elegante e di grande valore storico, ma è l’interno che sorprende il visitatore. L’intera volta è rivestita da un mosaico dorato, dove sono inseriti, lo stemma del regno d'Italia con la croce sabauda e tutte le date delle battaglie condotte vittoriosamente dal generale Maurizio Ferrante Gonzaga: dalla battaglia del Podgora, alla Tonezza, alla Val d'Astico, al monte Cimone. Infine le due battaglie, il Vodice e  sul valico di Stupizza, per le quali ottenne due medaglie d'oro al valor militare. L’opera doveva essere il mausoleo del generale, il quale aveva espresso il desiderio di venir sepolto sulla cima della montagna dove erano morti tanti suoi soldati. Purtroppo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la successiva “atmosfera “ da guerra Fredda, non consentì di esaudire la volontà del Comandante della 53ª divisione di fanteria. Dalla Cima est una traccia conduce in leggera discesa sul versante meridionale del monte. Qui si visitano alcune trincee e camminamenti della linea difensiva austro-ungarica, che sorvegliava dall’alto, il ripido versante della montagna che precipita per cinquecento metri sul sottostante  nastro azzurro del fiume Isonzo. Rientrati al monumento Gonzaga, si chiudo l’anello dell’itinerario storico con la traccia (bollini rossi sugli alberi e piccole tabelle) ritornando nuovamente al valico di Preški vrh e di seguito, in salita, al Monte Santo.

    DIFFICOLTA' - La visita del Museo all'aperto sul monte Vodice è facile. I tempi di percorrenza sono indicativi, possono aumentare  proporzionalmente all'interesse soggettivo della visita storica. Nelle gallerie è necessaria la lampada frontale se si desidera affrontare le ripide scale.

 Vai alla galleria di fotografie:

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: il museo all'aperto del monte VODICE

Museo all'aperto del monte Vodice 

Durata della visita: 2,00 - 3,00 h.  
Difficoltà: facile

NOTE STORICHE della Grande Guerra sul monte VODICE e sul monte SANTO

Con la Sesta Battaglia dell’Isonzo (6-17 agosto 1916), l’esercito italiano aveva conquistato il Sabotino “la roccaforte" della testa di ponte di Gorizia. L’esercito austro-ungarico aveva predisposto una nuova linea difensiva a nord-est dell’Isonzo, che comprendeva anche il monte Santo ed il monte Vodice. Come sempre durante le battaglie del fronte isontino, gli imperiali avevano scelto la miglior collocazione difensiva possibile: sulla cresta delle montagne in posizione dominante, con la possibilità di ripararsi  dai bombardamenti, all’interno di complessi sistemi di gallerie scavati nel cuore dei monti. Sembrava impossibile salire i cinquecento metri di dislivello sui ripidi versanti delle montagne, con le mitragliatrici austro-ungariche nascoste in alto tra le rocce carsiche,  (ancor oggi per chi osserva dalle sponde dell’Isonzo gli scoscesi pendii, sembra impossibile), eppure i fanti e gli alpini italiani ci riuscirono, nonostante il quadro strategico particolarmente sfavorevole.   Dopo quasi un anno di infruttuosi tentativi, l’esercito italiano attaccò in forze la linea difensiva austriaca attestata sui monti a meridione dell’Altopiano della Bainsizza, durante la Decima battaglia dell'Isonzo (12-31 maggio 1917). La 53ª divisione fanteria costituitasi con l'accorpamento delle due brigate, Teramo e Girgenti comandata da Maurizio Gonzaga, il 18 maggio 1917, prese d’assalto le pendici meridionale del monte Kuk e del monte Vodice. Avanzando di roccia in roccia, snidando i reparti nemici da trincee e caverne, i fanti italiani riuscirono alla sera, a conquistare la sommità del monte a quota 652 metri, facendo prigionieri tutti i difensori del presidio (400 uomini di cui 16 ufficiali) e resistendo ai violenti contrattacchi ed agli intensi bombardamenti dell’artiglieria austriaca.

Anche gli alpini del Battaglione “Aosta” comandato dal Colonnello Ernesto Testa Fochi e facente parte del IV° Reggimento Alpini assieme agli alpini del Battaglione “Monte Levanna” parteciparono alla conquista del Vodice, attaccando alla baionetta e con le bombe a mano. Superarono le difficoltà del terreno e l’accanita e tenacissima resistenza dei reparti della imperial-regia fanteria del k.u.k. (kaiserlich und königlich): il II° Battaglione "Pecs" e il IV° Battaglione "Deutschmeister". Dopo la fine della guerra sull'altura gli alpini eressero una colonna sovrastata da un'aquila.

Durante questa sanguinosa battaglia che con alterne vicende continuerà violentissima sino al 22 maggio, gli italiani diedero l’assalto anche al Monte Santo. Fu la Brigata Campobasso, con i due reggimenti 229° e 230° fanteria tra il 14 ed il 15 maggio, ad ingaggiare una lotta furibonda per la conquista della montagna. Il III/230° con grande coraggio riuscì a conquistare la cima costringendo alla resa tutto il reparto difensivo austro-ungarico. Protetti dalle rovine del santuario i fanti resistettero per ore alla rabbiosa controffensiva della 48° Divisione imperiale di fanteria, composta da slesiani e reparti dell'Egerland. Alla fine senza rincalzi e minacciati d’accerchiamento i fanti italiani furono costretti a ripiegare sulle trincee di partenza. La Brigata Campobasso ebbe fuori combattimento 1.517 uomini di truppa e 36 ufficiali. Il Monte Santo cadde in mano italiana solo nel successivo scontro, l’Undicesima battaglia dell’Isonzo (17 agosto-12 settembre 1917). In quest’ultima battaglia, l’Italia produsse il massimo sforzo per sfondare definitivamente il fronte isontino. Il 19 agosto, superato il fiume Isonzo, l’esercito italiano attaccava in tre direzioni l’Altopiano della Bainsizza, quando sfondando al centro le truppe dilagarono sull’altipiano raggiungendo la località di Slemo che permetteva di affacciarsi  sul Vallone di Chiapovano, gli austro-ungarici furono costretti ad abbandonare la loro linea difensiva. Il 24 agosto 1917, l’8ª Divisione, comandata dal generale Antonino Cascino, formata dalle brigate "Avellino" e "Forlì", espugnava con un selvaggio corpo a corpo il Monte Santo. La conquista ebbe una grande risonanza in Italia, a tal punto, che il grande direttore d’orchestra, Arturo Toscanini, raggiunse la montagna e diresse una banda militare, che suonò dal 25 al 29 agosto 1917 inni e canzoni patriottiche. Anche l’Undicesima battaglia, fu un ulteriore scontro di logoramento che ricalcava l’andamento delle battaglie degli anni precedenti, caratterizzate dal continuo avanzamento delle fanterie italiane, destinate al massacro e bloccate dalle artiglierie austriache. Per l’Italia i risultati, a fronte di 30.000 morti, furono scarsi: le conquiste sul Carso erano deludenti, quelle nella zona goriziana del tutto nulle. Anche la conquista della Bainsizza, non fu strategicamente decisiva. E soltanto due mesi dopo iniziava la tragedia di Caporetto

Monumento degli Eroi del vodice   IL MONUMENTO DEGLI EROI SUL VODICE (andato distrutto) - Cartolina © edizioni Santuario Monte Santo