Foto Alpi

Foto Trekking

Foto Grandi salite

Cerca la montagna

Cartoline d'epoca

Visitors Counter

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterToday126
mod_vvisit_counterYesterday209
mod_vvisit_counterThis week126
mod_vvisit_counterThis month3682
mod_vvisit_counterAll333178

Banner Altervista

Fotografie: Prima Guerra Mondiale, Ravelnik|Čelo|fronte isontino|museo all'aperto della Grande Guerra|storia|Pot Miru|Sentiero della Pace

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: i Musei all'aperto di Ravelnik e Čelo. Vista dalla postazione Celo

    Album di fotografie e descrizione della visita al Museo all'aperto della Grande Guerra nella piana di Bovec: le postazioni di Ravelnik e Čelo. Il paese di Bovec (Plezzo in italiano – Flitsch in tedesco) si trova nell’Alta Val Isonzo, in territorio sloveno, al centro di una piana dove confluiscono la val Coritenza (Koritnica) e la Valle di Trenta, le quali a loro volta conducono ai valichi alpini del passo del Predil (Predel) e del passo della Moistrocca (Vršič). In epoca romana, il valico del Predil collegava la provincia del Norico (situata nell'odierna Austria-Slovenia-Ungheria) con la provincia della Venetia et Histria. Lungo la strada, a meridione dei primi contrafforti delle Alpi Giulie, era stato costruito il villaggio di Ampletium, a sottolineare l'ampiezza della conca in cui sorgeva. Dopo il passaggio di Napoleone prese il nome di Pletz e successivamente assunse la dizione italiana di Plezzo (nel periodo interbellico tra il 1918 e il 1947). All'inizio della Prima Guerra Mondiale il comando austro-ungarico scelse la conca di Plezzo, assieme al monte Rombon come roccaforte difensiva dell'alto fronte isontino. Oggi le formidabili postazioni difensive austriache di Ravelnik e Čelo si possono visitare grazie al lavoro di recupero eseguito della Fondazione slovena "Pot Miru v Posočju" (Sentieri di Pace dell'Alto Isonzo). Furono i punti di partenza (da nord) della grande offensiva austro-ungarica della Dodicesima Battaglia dell’Isonzo, quella passata alla storia come la “disfatta” di Caporetto.

    ACCESSO - Dall'Italia due possibilità: si attraversa il confine presso Gorizia/Nova Gorica (Casa Rossa) e si risale la valle dell'Isonzo via Kanal - Tolmino - Kobarid (Caporetto) - Bovec oppure con la Strada del Pulfero (via Udine) attraverso il valico di Stupizza (Robič) - Kobarid ( Caporetto) - Bovec.

    Baracca sul RavelnikITINERARIO del Sentiero storico di Ravelnik. La piccola altura (519 m.) si trova sul versante orientale della conca di Bovec, oggi ricoperta da una folta vegetazione, nasconde un piccolo ma significativo Museo all’aperto della Grande Guerra. Superato il paese di Bovec si prosegue in direzione del Passo Predil/Val Trenta, dopo circa 1,5 km., si raggiunge un cimitero militare ed un ampio parcheggio. Un breve sentierino conduce alla base della collina di Ravelnik, dove una tabella informativa indica l’inizio del sentiero storico. Il percorso compie un itinerario ad anello e permette di visitare la prima linea di difesa austro-ungarica. Si possono osservare diversi manufatti bellici ripuliti e restaurati, una baracca ricostruita con caverna annessa, una postazione blindata con feritoia, una postazione d’osservatorio, diversi nidi per mitragliatrice, il tutto collegato con trincee spesso ricoperte da lamiere ondulate originali.

 ITINERARIO del Sentiero storico di Čelo  Al centro della vallata di Bovec , circondato dall’anfiteatro delle superbe cime delle Alpi Giulie, si trova un caratteristico picco che domina tutta la conca, il monte Svinjak 1.653 m. Lungo il suo primo gradino roccioso, ad una quota di circa 650 metri, si trova un piccolo museo all’aperto della Grande Guerra.  Superato il paese di Bovec si prosegue in direzione del Passo Predil/Val Trenta, dopo circa 3 km., si raggiunge il paese di Kal-Koritnica dove si parcheggia. Dai pressi di un abbeveratoio si segue, verso destra, l’indicazione per il monte Svinjak. Il sentierino sale con pendenza costante, inizialmente attraverso pendii erbosi, successivamente all’interno di un fitto bosco. postazione Celo Qui bisogna fare molta attenzione alle piccole segnalazioni, quasi sempre sugli alberi o su paletti di legno, che indicano la deviazione a sinistra verso Čelo. Rinvenuta più avanti, una evidente traccia, si sale ancora una breve rampa, fino ad uscire dal bosco dove su una bellissima e panoramica terrazza si trovano i camminamenti e le postazioni d’artiglieria del  Museo all’aperto, perfettamente restaurate e conservate. Una tabella informativa introduce alla trincea fortificata con il cemento armato, lunga circa 200 metri, che collega due postazioni di artiglieria, con annessi vani per la cucina, posti d’osservazione e due ricoveri per truppa da 20 e 40 soldati. Inoltre superate le due postazioni d'artiglieria, si può uscire dalla trincea blindata, verso nord-ovest (piccola apertura con porticato) per visitare le caverne scavate sul ripido ma protetto versante del monte, dove si trovavano altri ricoveri per le truppe. Rientrati nella trincea si prosegue in discesa verso la fortificazione inferiore dotata di ben 150 portelli per i fucili. Grande Guerra Lungo il percorso ad anello, lo straordinario panorama che si può osservare dalle trincee verso la piana di Bovec/Plezzo e sul Gruppo del  Canin, conferma l’eccezionale posizione strategica di Čelo, durante la Prima Guerra Mondiale.

    DIFFICOLTA' - La visita dei Musei all'aperto di Ravelnik e di Čelo è facile. I tempi di percorrenza sono indicativi, possono aumentare  proporzionalmente all'interesse soggettivo della visita storica. 

 Vai alla galleria di fotografie:

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: i musei all'aperto di RAVELNIK e di ČELO

Museo all'aperto di Ravelnik

Durata della visita:  1,00 h. 

Museo all'aperto di Čelo 

Durata della visita: 2,00 - 3,00 h.  
Difficolta: facile

NOTE STORICHE della Grande Guerra nella conca di BOVEC-PLEZZO

Ancora prima della dichiarazione di guerra italiana all'Impero austro-ungarico, il Comando degli imperiali aveva intuito che la conca di Plezzo avrebbe potuto essere un obiettivo italiano, per sfondare il fronte, in direzione di Ljubljana ed il cuore della monarchia. Per questo motivo, già nella primavera del 1915, lo si deduce da un’iscrizione “erbaut (costruito) il 20 IV 1915” fortificò tutte le alture che dominavano la conca a settentrione, in particolare le alture di Ravelnik e le propaggini del monte Svinjak (Čelo), in questo modo, assieme al monte Rombon, fu creato il terzo invincibile baluardo della linea difensiva del fronte isontino. Allo scoppio della guerra, mentre gli austriaci si ritiravano strategicamente dalle pianure e si preparavano alla difesa sulle alture dominanti, la Iª Brigata bersaglieri (6°e 12° reggimento) occupava Caporetto e successivamente, nell’agosto 1915, Bovec. In settembre passava in forza alla Brigata Aosta che agiva nella conca di Plezzo, ed entrava in azione contro le difese del monte Ravelnik. L’azione non sorretta dall’artiglieria venne vanificata dalle file di reticolati e dai nidi di mitragliatrici e gli attaccanti subirono gravi perdite.

L’inizio della Dodicesima battaglia dell'Isonzo. 

Alle due di notte del 24 ottobre 1917 dalla postazione Čelo e da tutte le montagne che circondavano la conca di Plezzo, l’artiglieria austro-germanica apriva un violentissimo fuoco di preparazione e di annientamento, iniziava l’inferno, iniziava la Dodicesima battaglia dell'Isonzo.

 Contemporaneamente dalla collinetta di Ravelnik, 900 tubi a comando elettrico simultaneo (Livens), inventati dagli inglesi e subito copiati dai tedeschi, sparavano i proiettili caricati a gas di acido cianidrico . Il gas, sospinto dal vento, avvolse immediatamente la prima linea italiana, la nube giallastra entrò nelle trincee, s’insinuò letale nei camminamenti e nelle caverne, dove i fanti avevano cercato rifugio durante l’iniziale bombardamento. In pochi istanti due battaglioni della Brigata Friuli (87° e 88° reggimento fanteria) che presidiavano la valle vennero uccisi (quasi 800 uomini). Il terrificante gas era nuovo, gli italiani non lo conoscevano, le maschere anti-gas erano inutili, morirono in pochi secondi così com'erano senza accorgersi di nulla, sembrò una “Pompei moderna”. Veloci, con il fronte aperto, i tedeschi invasero le prime linee italiane, indifese, le superarono di slancio occuparono la valle di Plezzo e puntarono verso Saga e Caporetto.

Il piano tedesco aveva funzionato benissimo, grazie a l’utilizzo di truppe fresche, di gas asfissianti ma soprattutto di una nuova tattica militare, che consisteva in un combattimento breve ma intenso, in uno solo punto del fronte, in modo da  far penetrare le truppe dietro le linee nemiche e successivamente allargandosi, prendere l’avversario tra “due fuochi”.

Lo sfondamento del fronte, inseguito dagli italiani per 28 mesi e undici battaglie, era riuscito agli austro-tedeschi in soltanto due giorni.  Quando l’azione contemporanea a tenaglia da Tolmino e dalla conca di Plezzo circondò  i soldati italiani posizionati sulle cime delle montagne, occupò tutta l’alta Val Isonzo ed aprì la strada, dal Kolovrat, verso le Valli del Natisone e la pianura friulana, s'iniziò a parlare della “disfatta di Caporetto”.