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Fotografie: Prima Guerra Mondiale,Quota 85 Erico Toti,Quota 121 Pietrarossa,Monfalcone|fronte isontino|Museo all'aperto della Grande Guerra|Carso

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: museo all'aperto di MONFALCONE. Museo all'aperto di Monfalcone

Album di fotografie e descrizione della visita al Museo all'aperto della Grande Guerra di Monfalcone. Nell’immaginario collettivo e nella bibliografia moderna, la Prima Guerra Mondiale, viene ricordata soprattutto per gli epici scontri sulle crode dolomitiche, la resistenza sul Piave e sul monte Grappa ed infine la vittoriosa cavalcata verso Vittorio Veneto. Pochi ricordano che il massimo sforzo dell’esercito italiano per conseguire la vittoria fu effettuato lungo il fronte isontino, (dalle Alpi Giulie all'Adriatico) dove gli imperiali si difesero strenuamente con le divisioni migliori e militarmente più efficienti. Delle spaventose e tragiche Dodici Battaglie dell’Isonzo, ritornano alla mente soltanto pochi nomi: Gorizia, monte Sabotino, monte Nero e Caporetto, tutto il resto viene unificato, confuso, appiattito nelle parole “i cruenti combattimenti sul Carso”. Del tutto dimenticato risulta il tratto inferiore di questo fronte, quello che guardava il mare Adriatico, forse perché i colli sui quali si combatterono le prime Sei Battaglie dell’Isonzo, erano talmente insignificanti, che già allora ed ancor oggi non hanno nomi, ed infatti vengono ricordati soltanto per la loro altezza s.l.m. Quota 85 – 98 – 121 – 77 – 144. Il tempo ha rimarginato le ferite dell’inutile massacro, mentre la natura ha continuato il suo corso ricoprendo il brullo territorio con la vegetazione della Landa carsica, piante basse e cespugliose. Oggi, per fortuna, le testimonianze della Grande Guerra sono uscite dall’oblio grazie ad un lavoro di restauro e recupero delle trincee più importanti, che si possono visitare all’interno di un grande Museo all’aperto:  Il Parco Tematico della Grande Guerra di Monfalcone, un progetto realizzato e finanziato dal Comune e dall’Unione Europea ed inaugurato nel 2005. 

    ACCESSO - Diversi sono i punti di entrata del Museo: da sud, dalla città di Monfalcone (GO), il Parco della Grande Guerra è  delimitato dalla linea ferroviaria, la quale  consente  soltanto tre entrate, che corrispondono ai tre sottopassaggi ferroviari: - Via del Carso - Salita di Mocenigo - Salita alla Rocca. Da nord: Ospedale San Polo (Monfalcone)-via Delle Fornac - Trincea Centro Visite di Pietrarossa, nei pressi delle sorgenti del Lago omonimo.

    ITINERARIO del Sentiero storico – Attraversato il sottopassaggio ferroviario al termine della Via del Carso, una strada sterrata sale con alcuni tornanti verso un primo bivio (a sx. verso La Rocca), a dx. un lungo rettilineo raggiunge la zona della dolina Selletta.  

    Trincea e Dolina della Selletta – Zona sacra di quota 85. L'area è caratterizzata da un profondo sistema trincerato nella roccia, rinforzato con il cemento armato, con diverse postazioni per mitragliatrice e d’osservatorio, realizzati da reparti italiani a partire dall'agosto 1916 utilizzando le preesistenti linee austro-ungariche. Dietro a queste postazioni troviamo la Dolina della Selletta, dove si possono visitare: un sistema di piazzole per artiglieria di piccolo calibro, basamenti per baracche ed una galleria a “U” utilizzata come ricovero in caverna del presidio. Durante il percorso è possibile osservare sulle pareti della trincea, molti fregi ed iscrizioni scolpiti nella roccia, opere dei soldati impegnati nei turni di presidio o durante i lavori di rafforzamento.  La Trincea della Selletta rappresentava l'elemento di collegamento tra i capisaldi delle quote 121 e 85, il complesso difensivo austro-ungarico che per oltre un anno rappresentò un fortino inespugnabile  per le truppe italiane che proprio qui concentrarono i loro attacchi più cruenti e difficili. Le tracce dei vecchi sentieri, le postazioni, le  trincee, che ancora oggi si possono vedere e percorrere sono una fedele testimonianza di quei fatti. Raggiunta l’estremità orientale della trincea si prosegue verso l’altura di quota 85.

    Quota 85 "Enrico Toti" .  Importante sito del Parco Tematico della Grande Guerra di Monfalcone, il piccolo rilievo di Quota 85, è dedicato al famoso volontario Enrico Toti, che proprio qui perse la vita durante la Sesta Battaglia dell'Isonzo. L’ampia sommità, dichiarata “Zona Sacra”, è attraversata dal "Viale degli Eroi" che unisce due piazzole: una che ricorda i soldati morti per la conquista del colle a cui è stata conferita la Medaglia d'oro al valore militare, l’altra dedicata al bersagliere Enrico Toti con il monumento donato in suo onore dai bersaglieri di Trieste. Lungo il viale, inoltre,  ci sono diversi cippi a ricordare tutti i reparti che combatterono sulle alture di Monfalcone nel corso della Grande Guerra tra il 1915 ed il 1917. Tutte le falde della quota “Toti” sono disseminate d’interessanti trinceramenti e postazioni che si possono visitare senza difficoltà. Rientrati all’incrocio della Selletta, si continua con una bella strada sterrata in salita verso ovest, fino ad incontrare le prime trincee della Quota  121.

    Quota 121 - Cima di Pietrarossa. Dall’inizio della guerra (giugno 1915) fu un fortino inespugnabile della linea difensiva austro-ungarica, per un anno respinse tutti gli attacchi condotti dalle truppe italiane dalla Terza Armata e soltanto durante la Sesta Battaglia dell’Isonzo, la vetta venne conquistata dagli italiani. Successivamente è stata oggetto di consolidamento e d’inversione delle trincee austriache da difensive ad offensive. Infatti dopo il 12 agosto 1916, a seguito dell'arretramento del fronte dovuto alla caduta di Gorizia, la Cima di Pietrarossa Trincea ricostruitacostituì la massima espansione del fronte italiano e le stesse trincee divennero la prima linea italiana che fronteggiava la nuova linea difensiva austriaca attestata sulla Quota 77, vicino l'abitato di Sablici, (una piccola frazione di Doberdò del Lago) e sulla Quota 144 vicino l'abitato di Iamiano, a nord del lago di Pietrarossa. Oggi l'altura chiamata Quota 121, in posizione dominante verso il Carso sloveno e verso il mare Adriatico, offre la possibilità di visitare l’esteso sistema trincerato, che circonda completamente la base della collina, ricco di postazioni, caverne e ricoveri. Il lavoro d'archeologia bellica eseguito sulla Cima di Pietrarossa, consente d'osservare sia le trincee italiane rinforzate con il cemento armato, sia le trincee austro-ungariche, completamente ricostruite (zona didattica), per lo più scavate nel terreno e rinforzate da tavole di legno. Si prosegue l’escursione storica scendendo dalla Quota 121, in direzione sud-ovest, lungo una comoda strada forestale sentiero CAI 84 che attraversa la zona denominata “Tamburo” e superata la Quota 104 conduce ad una nuova trincea restaurata.

    Trincea Cuzzi – Liberata dalla fitta vegetazione per merito dell’ANA-Gruppo Alpini di Monfalcone, è stata dedicata all'alpino Tenente Colonnello Amelio Cuzzi il quale la scoprì e si impegnò nel ripristinarla. Faceva parte integrante della linea avanzata del fronte italiano tra la Quota 104 e la Quota 98, lunga circa trenta metri e profonda due, ha un accesso tramite una scala a gradini e presenta le stesse caratteristiche delle difese italiane: le feritoie per i fucilieri, una piazzola per mitragliatrice ed una postazione per vedetta con due cavernette ricovero. Usciti dalla “Cuzzi” si prosegue verso ovest, in leggera salita, si attraversa la spoglia cima di Quota 98 per raggiungere la linea arretrata costituita dalla trincea Joffre.

    Trincea Joffre e Grotta della Vergine e dei Pipistrelli  La grande trincea fu dedicata al generale Joseph Joffre, capo dell'esercito francese  fino al 13 dicembre 1916, quando fu destituito per le conseguenze disastrose delle battaglie della Marna e di Verdun.

 All’inizio del conflitto (giugno 1915) gli austro ungarici si ritirarono sulla formidabile linea difensiva delle Quote 121 e 85, lasciando agli italiani questo tratto del Carso monfalconese, i quali iniziarono immediatamente la costruzione di una trincea per collegare la zona della stazione ferroviaria con la cima di Quota 98 ed in seguito continuarono a rafforzarla con abbondante uso di cemento armato. Per questo motivo, ancor oggi, la trincea Joffre impressiona per le sue dimensioni e per l’ottimo stato di conservazione. Durante lo scavo del sistema trincerato vennero scoperte alcune grotte carsiche, che furono immediatamente convertite ai scopi bellici, con la realizzazione di gradini per l’accesso, terrazzamenti interni e costruzione di ricoveri in legno che consentivano un eccezionale riparo, nelle viscere del terreno carsico, ai fanti italiani. Dalla cima di Quota 98 inizia la visita della trincea Joffre, in discesa. Si può scegliere il sentiero che permette d’osservare dall’alto il manufatto bellico oppure percorrere la trincea all’interno, seguendo il suo sviluppo serpeggiante tra le rocce carsiche. In questo secondo caso è più facile rintracciare fregi ed iscrizioni scolpiti sulla roccia, osservare da vicino le feritoie per i fucilieri, le piazzole per mitragliatrici, ma soprattutto di scoprire l’entrata delle grotte.  La prima che s’incontra è la Grotta "dei Pipistrelli", di piccole dimensioni, strutturata in due piani, accessibile con una ripida rampa di gradini scavati nella roccia. Dalla parte opposta, lungo la trincea, leggermente defilata e nascosta, si trova l’entrata della Grotta “Vergine”. Ingresso Grotta della Vergine Sopra l’ingresso si trova un bassorilievo con una figura femminile , in parte restaurato, ed una iscrizione che descrive la scoperta: “QUESTA CAVERNA VERGINE LA LUCE VIDE PER LA PRIMA VOLTA ADDI' 21 MARZO 1916 LA COMP.IA ZAPPATORI DI FANT.RIA DELLA 23ma DIVISIONE Che la scoperse l'adattò poscia a ricovero”. Una breve rampa di gradini introduce alla grande cavità sotterranea, composta da diversi livelli, oggi raggiungibili grazie a delle scale metalliche. Usciti dalla Grotta, si prosegue la visita della trincea Joffre, fino a raggiungere la sua estremità inferiore, proprio dietro la stazione ferroviaria. A questo punto incrociata la carrareccia sentiero CAI 83, seguendo la strada a dx. si può continuare l’escursione verso la Rocca di Monfalcone, altrimenti proseguendo a sx. si conclude l’itinerario storico ritornando al punto di partenza della Via del Carso.      

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Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: il Parco di Monfalcone

Itinerario ad anello delle Quote 85-121-98

Durata della visita:  4,00 h. - 5,00 h.
Difficolta: facile  
Sviluppo:  8 Km.
Cartografia: Geodetska Uprava – Foglio 089 – Tolmin – Scala 1:25.000

NOTE STORICHE della Grande Guerra sulle Quote del carso monfalconese

All’inizio del conflitto, durante il primo sbalzo offensivo dell’esercito italiano, la brigata “Messina” (93° e 94° reggimento fanteria) oltrepassa l'Isonzo il 5 giugno 1915,  mentre il giorno 9  entra a Monfalcone ed  occupa subito il colle della Rocca (abbandonato dagli austro-ungarici). Il 13 giugno, il VII Corpo d’Armata ordina alla 13ª Divisione d’iniziare l’attacco alla linea difensiva austriaca posta sulle  quote 98, 85 e 121. Lunghe file di reticolati e l'intenso tiro d’artiglieria impediscono qualsiasi tipo di progresso e nonostante le gravi perdite subite i fanti italiani riescono ad occupare solo la quota 98.

 Successivamente durante la Prima battaglia dell'Isonzo (23 giugno-7 luglio), assieme alla Brigata Granatieri di Sardegna (1° e 2° reggimento) ha il compito di prendere le quote 121 e 85 nel settore di Monfalcone. Gli attacchi restano senza successo per la reazione degli austriaci, che fanno grande uso di mitragliatrici e lanciabombe. Anche la Seconda battaglia dell'Isonzo (18 luglio-3 agosto), non porta nessun successo italiano, la debole preparazione d'artiglieria non apre i varchi necessari nei reticolati, e non permette alle due brigate nessuna conquista sulle aride alture monfalconesi, nonostante le perdite siano elevatissime. Il 10 agosto la Brigata Granatieri si lancia di nuovo contro le quote 121 e 85; stroncato sul nascere l'attacco alla quota 85, le forze sono dirottate sulla q.121, che viene presa e perduta diverse volte in seguito ai contrattacchi avversari: a sera, un manipolo di granatieri che resisteva dentro alle trincee nemiche, 5 ufficiali e 152 soldati, non sorretto dall'arrivo di rinforzi, deve arrendersi agli austriaci. L’impreparazione e la mancata conoscenza del territorio, avevano comportato per l’esercito italiano soltanto insuccessi ed inutili massacri durante le prime due battaglie.

 Per questo motivo la preparazione della Terza Battaglia dell'Isonzo (18 ottobre - 4 novembre 1915) fu condotta nei minimi particolari, il 18 ottobre 1915 più di 1300 cannoni iniziarono a martellare le linee austro-ungariche dalle Prealpi Giulie a Monfalcone. I primi assalti furono positivi ma dopo poche ore i durissimi contrattacchi costrinsero i soldati italiani a retrocedere alle posizioni di partenza. Ancora una volta la scelta della linea difensiva, sempre in posizioni dominanti sulla sinistra dell’Isonzo con soltanto le due robuste teste di ponte a destra (Tolmino e Gorizia), la modernità delle armi e l’esperienza della guerra di posizione (acquisita anche su altri fronti) avevano fatto pendere l’ago della vittoria in favore delle truppe austriache. Il numero dei caduti italiani assunse i caratteri di una tragedia: in dieci giorni le perdite furono di 67 mila uomini ed alcune brigate furono praticamente annientate (la Brigata Catanzaro sul Monte San Michele perse quasi tremila soldati). Sulle  Quota 85 e 121 di Monfalcone tutti i tentativi di conquistare le trincee austro-ungariche fallirono. L'unico piccolo successo da parte delle truppe italiane fu la conquista del sistema trincerato del Monte Sei Busi. 

Le spoglie pietraie carsiche delle alture monfalconesi, bagnate dal sangue di migliaia di combattenti, troveranno un po’ di pace soltanto dopo la Sesta battaglia dell'Isonzo (6-17 agosto 1916), quando con la caduta della roccaforte di Gorizia, l’esercito austroungarico arretro la linea difensiva. Dopo quattordici mesi di cruenti combattimenti, il 12 agosto, le quote 85 e 121 furono occupante dagli italiani. Ma la nuova linea difensiva austriaca distante soltanto alcune centinaia di metri sulle Quote 144 e 77 (Sablici), avrebbe continuato ad ostacolare l’avanzata italiana verso Trieste, chiedendo ancora un contributo di vite umane altissimo ed inutile. 

Prima di ritirarsi dalle Quote 85 e 121, a causa del cedimento della testa di ponte di Gorizia (Sabotino-Podgora-Oslavia), gli austo-ungarici difesero strenuamente le due alture durante i primi giorni della Sesta battaglia, ed in questo contesto si inserisce il famoso episodio della medaglia d’oro al valor militare, Enrico Toti. Nato in un quartiere di Roma, a 26 anni perse una gamba mentre lavorava per le Ferrovie dello Stato (stritolata dagli ingranaggi di una locomotiva). Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, presentò diverse domande di arruolamento che furono respinte. La sua volontà di partecipare comunque alla guerra, nonostante l’amputazione di una gamba, lo vide recarsi nelle retrovie del fronte in bicicletta dove fu accolto come civile volontario (Ricordiamo che nel 1911, pedalando in bicicletta con una gamba sola, raggiunse dapprima Parigi, il Belgio e la Danimarca, fino a raggiungere la Finlandia e la Lapponia, mentre nel 1913 da Alessandria d'Egitto raggiunse il confine con il Sudan). Nel gennaio 1916, anche grazie all'interessamento del Duca d'Aosta, fu assegnato al 3° battaglione bersaglieri ciclisti. Il 6 agosto 1916 Enrico Toti si lanciò con il suo reparto all'attacco di Quota 85, così ricorda l’episodio il compagno d’arme Ulderico Piferi: “fu ferito due volte dai colpi avversari durante il balzo iniziale, poi con un ultimo gesto eroico, scagliò la gruccia verso il nemico esclamando "Nun moro io!" (io non muoio!), poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell'elmetto. L'eroico gesto, simbolo di estremo sacrificio ed attaccamento alla patria, gli valse la medaglia d'oro alla memoria. Sarà l’affermazione del Duca D'Aosta comandante della 3ª Armata a definire l’importanza storica di quell’uomo, le dimensioni della sua figura: “Onorare Enrico Toti vuol dire onorare il popolo italiano”.

Tavola di Achille Beltrame - Enrico Toti Dalla Domenica del Corriere (tavola di Achille Beltrame ©) : " l'eroica fine di Enrico Toti, ferito mortalmente scaglia la sua gruccia contro il nemico."