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Fotografie: Prima Guerra Mondiale,monte Kolovrat|fronte isontino|museo all'aperto della Grande Guerra|storia|Pot Miru|Sentiero della Pace|Pod Klabuk|Trinški vhr

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: salita sul monte Kolovrat. Museo all'aperto monte Kolovrat

Album di fotografie e descrizione della visita al Museo all'aperto della Grande Guerra sul monte Kolovrat. In realtà con questo nome si indica una dorsale montuosa lunga circa quattro chilometri, composta da una serie di rilievi. Si trova nella parte più orientale del Friuli Venezia Giulia, la sua cresta segna il confine di stato tra l'Italia e la Slovenia e più precisamente tra le Valli del Natisone con la città Cividale del Friuli (l'antica Forum Julii romana) e la Valle dell'Isonzo. Un territorio incontaminato ricoperto di boschi e praterie che fu coinvolto durante la Prima Guerra Mondiale 1915-1918 ed in particolare in uno dei suoi momenti più significativi: la Dodicesima battaglia dell'Isonzo, la famosa "disfatta di Caporetto". Sul Kolovrat l'esercito italiano costruì l'ampio sistema della terza linea difensiva del fronte isontino. Oggi, grazie ad uno straordinario lavoro di recupero e manutenzione della Fondazione slovena "Pot Miru v Posočju" di Caporetto (Sentieri di Pace dell'Alto Isonzo), si possono visitare le postazioni italiane del versante sloveno del Kolovrat, all'interno di un Museo all'aperto della Grande Guerra.

    ACCESSO dall'ITALIA - Dall'autostrada A23 prendere l'uscita Udine nord e seguire le indicazioni per Cividale del Friuli. Continuare lungo la strada statale SS54 fino a raggiungere, la località Ponte San Quirino. Svoltare a destra sulla strada provinciale SP45 in direzione di Drenchia e proseguire fino all'ex valico con la Slovenia del Passo Solarie 996 m. Superato il valico, (monumento dedicato al primo caduto italiano della Grande Guerra) si devia a sinistra e si prosegue fino a trovare un piccolo spiazzo con pannello informativo. Parcheggiata l'auto si prosegue su sentierino (CAI N°746) lungo un valloncello che termina in un ampio prato, il Passo Zagradan 1.042 m., dove arriva anche la strada dalla Slovenia e dove si trova l'entrata del museo all'aperto. 

    ACCESSO dalla SLOVENIA - Dalla strada Tolmino-Caporetto (Koribad), lungo la Valle dell'Isonzo, nei pressi del paesino di Volče (Tolmino), si svolta a sinistra e seguendo le indicazioni si risale tutto il versante boscoso del Kolovrat, fino a raggiungere un piccolo parcheggio in quota, Passo Zadagran 1.042 m., dove un grande cartello descrittivo indica l'inizio del museo all'aperto. L'accesso è possibile anche dalla parte opposta, dal paese di Idrsko (Caporetto), si devia in direzione del villaggio di Livek e successivamente di Livške Ravne. 

    ITINERARIO del Sentiero storico - Punto di partenza per la visita del Museo all'aTrinceeperto della Grande Guerra è il Passo Zagradan 1.042 m. Prima d'iniziare la visita si sale un vicino pulpito roccioso, dal quale si ammira il panorama su una buona parte del fronte isontino, dal massiccio del monte Nero (Krn) al monte Mrzli vrh fino al monte Santo. Dal Passo si osservano due rilievi che compongono la cresta del Kolovrat: a destra il fianco del Monte Piatto mentre a sinistra si trova il Monte Klabuk, la cima dove la Fondazione "Poti miru"  ha recuperato parte dei resti della terza linea di difesa italiane. 

    Una breve rampa di gradini conduce alle postazioni sul monte Pod Klabuk. Si cammina all'interno di una fitta serie di camminamenti e trincee, in alcuni casi fortificate con scudi di cemento armato, diverse ricoperte, con strutture in legno e lamiere. La particolarità degli interventi di recupero di queste posizioni, consiste nell’impiego di materiale edile originale (reti metalliche per consolidare le trincee, lamiera ondulata, lastre di ardesia) risalente all’epoca della Prima Guerra Mondiale. Continuando nel labirinto di trincee si osservano anche i posti di comando e di osservazione, postazioni blindate di mitragliatrici e di cannoni, e le gallerie a più piani, scavate nella roccia collegate con un'incredibile scala a chiocciola. Usciti dai camminamenti restaurati, si prosegue con un percorso a semicerchio all'interno di una trincea esterna e si risale un pendio che conduce alla cima Na Gradu Klabuk 1.115 m. Bel panorama verso la Valle dell'Isonzo e i tristemente famosi colli di Santa Maria e Santa Lucia. Si ritorna sul Passo Zagradan, dove si osservano i ruderi delle caserme costruite durante la "Guerra Fredda" e che riconducono al non facile rapporto tra Italia e Jugoslavia dal 1947 al 1991.

    Si prosegue dal lato opposto del verdissimo passo e si sale il pendio che conduce ai resti di piazzole eTrincee ricoveri del Monte Piatto, dove le testimonianze non sono state oggetto di restauro e si presentano come dei veri e propri ruderi, seminascosti da arbusti e piante. Ciononostante vale la pena di vederli per avere una visione d'insieme dell'intero museo all'aperto e apprezzare ancor di più, il lavoro di recupero della fondazione "Pot Miru", effettuato sul monte Klabuk. Raggiunta velocemente la cima est del monte Piatto, si prosegue su una panoramica dorsale prativa, osservando ruderi di casermette e tante postazioni a forma di "pettine" con feritoie-scudi in cemento armato, purtroppo invase dalla vegetazione. Nei pressi dei resti di un ricovero, si incrocia un "misterioso" Sentiero dei Poeti, contrassegnato da lapidi in pietra con incise le parole dei più famosi poeti delle guerre. Continuando in direzione ovest (verso il monte Cucco-Kuk) si raggiunge la vetta ovest del monte Piatto (Trinški vhr) 1.136 m.  Nuovo punto panoramico molto interessante, verso sud, le infinite valli del Natisone, ricoperte da estesi boschi, che degradano fino al Mar Adriatico. Mentre verso nord, l'anfiteatro di vette che sono state le cime più contese del Medio e Alto fronte dell'Isonzo:  il monte Nero (Krn), il monte Mrzli vrh, la vallata di Caporetto con il Vrata e il Vršič, il tutto dominato dal Canin. Si rientra al Passo Zagradan per lo stesso itinerario di salita. 

    DIFFICOLTA' - La visita del Museo all'aperto sul monte Kolovrat è facile. I tempi di percorrenza sono indicativi, possono aumentare  proporzionalmente all'interesse soggettivo della visita storica. 

 Vai alla galleria di fotografie:

Sui sentieri della Grande Guerra del fronte isontino: il monte KOLOVRAT

Visita storica del KOLOVRAT

Durata della visita:  2,00 - 3,00 h. 
Difficolta: Non impegnativo

NOTE STORICHE della Grande Guerra sul monte KOLOVRAT

 Il monte Kolovrat non è famoso come le montagne di altri fronti, quali il Pal Piccolo, il Lagazuoi, il Pasubio, l'Adamello, inoltre nella vasta bibliografia della Grande Guerra viene menzionato brevemente, però nella storia della Prima Guerra Mondiale, fu importantissimo per l'Italia. 

Per l'esercito italiano sul fronte isontino, si potrebbe dire che tutto iniziò e tutto terminò sul Kolovrat.

Infatti sulle pendici della montagna cadde il primo soldato italiano, l'alpino Riccardo di Giusto, il primo giorno della guerra, il 24 maggio 1915. Sempre sul Kolovrat, ventotto mesi dopo, si consumò uno degli episodi decisivi della Dodicesima battaglia dell'Isonzo, che portò alla ritirata di Caporetto, e alla fine del fronte isontino. 

All'inizio della Grande Guerra, gli austriaci che controllavano le diverse cime della cresta del Kolovrat, dopo brevi scontri (primo caduto), si ritirarono sulle posizioni difensive della sinistra dell'Isonzo, lasciando il campo libero all'occupazione dell'esercito italiano. Il quale lo considerò subito un punto strategico del fronte: da qui infatti era possibile controllare le posizioni, gli spostamenti e le retrovie dell'esercito austro-ungarico che si trovava sulle montagne dall'altra parte dell'Isonzo. Per rendere questa conquista sicura e allo stesso tempo efficace anche per un eventuale attacco, l'esercito fu impegnato nei mesi successivi nella costruzione di un vasto sistema di trincee e postazioni d'artiglieria di calibri medi e grandi (da 149 a 280 mm) che avevano funzioni di difesa del passo Zagradan e, quelle di caposaldo della linea del fronte della II armata comandata dal generale Cappello e composta da circa 800 mila uomini. Durante le prime Undici battaglie dell'Isonzo, la situazione di questo settore del fronte rimase immutata, nonostante attacchi e contrattacchi che ebbero come effetto soltanto una serie immensa di morti e feriti. E poi arrivò il 24 ottobre 1917

Era una notte fredda e piovosa, la nebbia avvolgeva le montagne. Alle ore 02:00, tutta l'artiglieria dell'esercito austro-ungarico, con il supporto di nuove batterie tedesche, iniziarono un terrificante bombardamento delle linee italiane sull'Alto e Medio Isonzo, furono usati anche nuovi proiettili caricati di gas di acido cianidrico . Dalla postazione del Ravelnik nella conca di Plezzo (Bovec) e dalla testa di ponte di Tolmino, iniziava l'offensiva austro-germanica, iniziava la Dodicesima battaglia dell'Isonzo. Tutto quello che gli italiani, con sacrificio e abilità avevano costruito in due anni e mezzo, venne spazzato via in poche ore. Le trincee erano spianate, i ricoveri danneggiati, i soldati sterminati dai gas. Mentre i reparti austro-germanici dilagavano nella valle dell'Isonzo,  quelli italiani, con le comunicazioni telefoniche interrotte, senza ordini, e l'artiglieria paralizzata (anche dalla nebbia), rimasero all'oscuro di quanto stava succedendo. Dal colle Santa Maria i tedeschi dell'Alpenkorps (Gruppo Stein) diedero l'assalto alle pendici del monte Kolovrat. Il battaglione da montagna Würrtemberg, con rapidità conquistò il passo Zagradan, due compagnie al comando del ventenne tenente Erwin Rommel (la futura "volpe del deserto", nella Seconda Guerra Mondiale), alle ore 17:30 occupava il monte Klabuk. Il più importante caposaldo italiano, con la migliore artiglieria, la pietra angolare del Kolovrat, era in mano germanica. L'immissione di forze fresche, preparate e ben equipaggiate (tedesche) e l'uso di nuovi e terribili gas, avevano fatto pendere l'ago della bilancia della guerra in favore dell'esercito imperiale. I soldati italiani stanchi e demotivati da una assurda e cruenta guerra di logoramento, davanti alle nuove veloci tecniche di combattimento ed alle nuove armi, crollarono di colpo. Quando i soldati austro-tedeschi scendendo da Plezzo e risalendo da Tolmino s'incontrarono a Caporetto, iniziò la "disfatta". A nord-est il fronte era accerchiato, mentre verso sud, dalla sommità del Kolovrat, la strada per la pianura friulana era libera. I numeri della Dodicesima battaglia dell'Isonzo sono impressionanti: l'Italia  ebbe 11.000 morti, 30.000 feriti e 293.000 prigionieri, senza contare la perdita o l'abbandono di quasi la metà del materiale bellico. Il crollo del fronte isontino fu talmente veloce e dalle proporzioni così grandi che sorprese anche il Comando austriaco, che rallentò l'avanzata, pensando che l'esercito italiano fosse all'inizio dello sfacelo. Ma come la "Storia" sa scrivere o sorprendere, soltanto un anno dopo, la stessa situazione si capovolse completamente, l'Italia passò al contrattacco, e dal Piave inizio una cavalcata irresistibile che travolse l'esercito austro-ungarico, fino alla vittoria finale a Vittorio Veneto.