Foto Alpi

Foto Trekking

Foto Grandi salite

Cerca la montagna

Cartoline d'epoca

Visitors Counter

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterToday109
mod_vvisit_counterYesterday147
mod_vvisit_counterThis week1113
mod_vvisit_counterThis month3411
mod_vvisit_counterAll308974

Banner Altervista

Fotografie: Alpi Giulie,monte Robon|Grande Guerra|Canin|Prima Guerra Mondiale

ALPI GIULIE - Gruppo CANIN - Sui sentieri della Grande Guerra: salita sul monte ROBON Spalto a feritoie in pietra e cemento armato sul Robon

Album di fotografie e descrizione dell'itinerario ad anello, della salita al monte Robon nelle Alpi Giulie. L'esteso Gruppo del Canin è composto da diverse catene e sottogruppi di montagne. Nel versante meridionale, al centro di un vasto altopiano caratterizzato da fenomeni tipicamente carsici, si trova la dorsale Poviz-Robon. La zona è inserita in un ambiente naturale poco frequentato e fortunatamente ancora incontaminato. L'aspetto più interessante dell'escursione è sicuramente la possibilità di visitare le opere belliche costruite in questo settore durante la Prima Guerra Mondiale 1915-18. Il monte Robon costituiva un importante caposaldo italiano della prima linea, proprio di fronte alle trincee austriache di Cima Mogenza. Numerosi sono i resti di manufatti bellici quali, fortini, gallerie, ricoveri ed una incredibile lunga trincea fortificata in cemento armato, fornita di feritoie, che si sviluppava lungo la cresta della montagna fino ai piedi della Cima Confine.

    ACCESSO - Punto di partenza dell'escursione è la località turistica di Sella Nevea 1.122 m. Si raggiunge, da nord, da Tarvisio (UD) attraverso la Val Rio del Lago oppure, da sud, dal paese di Chiusaforte (UD) risalendo la Val Raccolana (autostrada Alpe-Adria (A23), uscita Carnia, e successivamente statale 13).   

    ITINERARIO - Si parte dal piazzale della vecchia funivia passando a lato dell'hotel Canin, imboccando una traccia che risale il prato. Questa confluisce, dopo poco, in una stradina asfaltata che si segue fino al suo punto più elevato, cartello (CAI N°636). Seguendo le indicazioni si attraversa una pista da sci dopo la quale la traccia si fa più marcata. Nella sua parte iniziale il sentiero risale all'interno di un bosco misto in cui possiamo riconoscere abete rosso, larice. Dopo avere oltrepassato una ultima volta la pista da sci il sentiero si immette sul percorso originario della "Mulattiera del Poviz" una vecchia strada militare costruita nel 1915 per collegare i reparti militari della prima linea con il fondovalle. Un'incredibile opera fatta dai soldati italiani: muri di sostegno, ponticelli, tutti con muratura a secco, ancora in perfetto stato di conservazione. Incontrato un rudere, si inizia a salire i comodi tornanti in un ombroso bosco di faggio nel quale variegata è la fioritura. Tratti pressoché pianeggianti interrompono di tanto in tanto una pendenza assai gradevole consentendo di salire quasi senza sforzo. Man mano che si guadagna quota l'aspetto carsico del terreno si fa sempre più evidente. Al cospetto della mole del monte Poviz tra piante di mugo, bassi larici e cespugli di rododendro irsuto, si risale una costola rocciosa al termine della quale si raggiunge il limite della vegetazione arborea. Con alcuni tornanti, in un ambiente quanto mai tormentato e caratterizzato dalla presenza di grandi campi solcati, si giunge ad una sorta di ripiano dove sono presenti numerosi resti di fortificazioni. Da questo punto la traccia del sentiero è spesso nascosta da ampi nevai che richiedono prudenza. Attenzione a lasciare sulla destra un paio di diramazioni (cartello caduto) dirette verso il rifugio Gilberti e sella Prevala. Si prosegue (a sx) lungo il segnavia (CAI N°637), superata una conca, la mulattiera prende a traversare verso est, compiendo il tratto forse più interessante, dal punto di vista geologico dell'intera escursione, in un ambiente dal marcato carsismo superficiale. Con percorso tortuoso tra piccole doline, inghiottitoi e solchi e nevai si raggiunge la panoramica insellatura (1.939 m.) Ricoveri della Grande Guerra sul Robontra il monte Lopic ed il monte Leupa dalla quale appare la Sella Robon. Incredibile osservare come in questo deserto carsico apparentemente senza vita, tantissimi fiori multicolore  riescono a fiorire su pietraie e ghiaioni, vincendo l'impossibile. Dall'ampio valico, ammirato un bellissimo panorama verso la catena del Canin, il Jôf Fuart, la Madre dei Camosci ed i più lontani Mangart e Jalovec,  si comincia a perdere quota per assecondare una fascia rocciosa impraticabile che scende dal versante settentrionale del monte Cergnala, sul quale è visibile una grossa nicchia naturale. Contornando sulla destra il fondo della conca ghiaiosa alla base del monte Robon si rimonta, con un paio di tornanti, il pendio erboso (nevaio) soprastante guadagnando in breve l'ampia Sella Robon 1.865 m. Alcune gallerie della Grande Guerra consentono di portarsi sul versante nord-ovest della Sella, e di visitare le interessanti trincee fortificate in cemento armato che seguendo il profilo carsico del terreno si portano fino alla base rocciosa della Cima Confine.

Proseguendo dalla Sella Robon in direzione nord, si superano diversi ruderi di costruzioni belliche, casermette e ricoveri, che erano annidate negli anfratti erosi dagli agenti atmosferici. Si continua poco al di sotto della linea di cresta e si raggiunge il bivacco speleologico Modonutti-Savoia 1.908 m. Con una breve deviazione ci si porta sulla cima piccola del Monte Robon dove era dislocato un osservatorio dell'artiglieria italiana, fortificato da uno spalto a feritoie in pietra e cemento e da un fortino. Alla sinistra del bivacco si segue un sentierino che con passaggi scavati tra le rocce, gradini e facili arrampicate tra labirinti calcarei in un paesaggio tormentato, districato tra profondi abissi e passaggi ci porta verso la sommità. Seguendo i resti di un camminamento di guerra, su terreno eccezionalmente tormentato, si raggiunge infine il punto più elevato, dove un cumulo di pietre segna la vetta del monte Robon 1.980 m.  Dalla cima il colpo d'occhio a 360° gradi è straordinario, il panorama abbraccia tutte le Alpi Giulie, italiane e slovene: dalla catena del Montasio, il gruppo dello Jôf Fuart, la Madre dei Camosci, le Cinque Punte, il Mangart, lo Jalovec, il lontano Triglav ed infine la lunga catena del Canin. Straordinarie anche le vedute delle valli, Raccolana con Sella Nevea, e della Val Rio del Lago.  

    DISCESA - Si torna sui propri passi e ridiscesi nella conca ghiaiosa sottostante alla Sella Robon, si abbandona il sentiero dell'andata e si devia verso dx, in direzione dell'evidente sbocco delle ghiaie tra due pareti segnavia (CAI N°637). Il sentiero oltrepassa un corridoio naturale uscendo poi sulla destra dove, con alcune serpentine, ci si cala in una conca. Dopo aver lambito le strapiombanti pareti rocciose del monte Robon si riprende a traversare in direzione di Sella Nevea compiendo qualche piccolo saliscendi e raggiungendo il Pian delle Lope. Si comincia, ora, a perdere quota più decisamente, seguendo una traccia migliore che in breve rientra nel bosco. Alternando ripide discese con lievi saliscendi e tratti quasi pianeggianti il sentiero contorna le pendici del Col Lopic calando infine, con brusca pendenza su pietrisco grossolano, su una carrareccia che si segue verso sinistra. Raggiunta la strada asfaltata, la si percorre in direzione di Sella Nevea imboccando la prima deviazione a sinistra, poco dopo l'ingresso del condominio Stella Alpina, che riconduce esattamente al punto di partenza, nel piazzale della vecchia funivia.  

    DIFFICOLTA' - L'escursione fino alla Sella Robon e al bivacco speleologico Modonutti-Savoia, con rientro per il Pian di Lope è facile tecnicamente, soltanto discretamente lunga ed un pò faticosa. La prosecuzione per la cima del monte Robon presenta qualche difficoltà nel superare le asperità classiche del terreno carsico, fatto di piccole lisce pareti, lame di roccia e diversi fori. I tempi di percorrenza riportati sono indicativi, infatti possono aumentare di molto, proporzionalmente all'interesse soggettivo della visita storica. 

 Vai alla galleria di fotografie:

Sui sentieri della Grande Guerra: il monte ROBON 

Itinerario ad anello del Monte Robon 

Tempi:   6,30 h. - 7,00 h.   -
Dislivello salita: 950 m. -
Dislivello discesa: 950 m. -
Note: Diversi sali-scendi -
Sviluppo: 12 km. -
Difficoltà: EA (difficoltà)

Il monte Robon dalla "Mulattiera del Poviz" Il monte Robon dalla "Mulattiera del Poviz"

Cartografia Ed. Tabacco 1:25.000    Foglio 19 Alpi Giulie Occ. 

DATA escursione:

30 giugno 2013 

BREVI NOTE STORICHE della Grande Guerra sul monte ROBON

  Tra maggio ed agosto 1915 le unità italiane occupano l’altopiano meridionale del Canin fino al monte Confine. La cima del monte Robon fu conquistata dalla 203ª compagnia del battaglione “Val d'Arroscia” il 26 maggio 1915. Come era già successo sul fronte sud, gli Austriaci avevano una loro visione strategica dei punti difendibili e da tenere, di conseguenza non avevano difficoltà a lasciare penetrare in profondità gli italiani che andavano a schierarsi nelle posizioni più difficili. Sul Gruppo del Canin le truppe asburgiche mantennero la linea Mogenza Piccola – Rombon – Plezzo.  La linea italiana correva sulle cime del Jof di Montasio, Cregnedul, Val Rio del Lago, Sella Nevea, Monte Canin, Monte Robon. Sul monte Robon (da non confondersi col Rombon posto alla fine dalla catena del Canin a nord) e sulla sottostante Sella gli italiani fronteggiavano la Mogenza Piccola in mano austriaca. Il Robon, nel settore Canin, era  considerato un primario caposaldo per l'esercito italiano, con un'importante punto d'osservazione fortificato per l'artiglieria,  vista la straordinaria visuale sulle linee austriache. In questo settore non ci furono scontri particolarmente cruenti, ma una lunga guerra di posizione, che contribuì alla costruzione di innumerevoli manufatti militari, primo fra tutti la "Mulattiera del Poviz", e poi fortini, casermette, gallerie e uno spalto a feritoie in pietra e cemento armato che difendeva il fronte dal monte Robon alla Cima Confine. Come sempre gli italiani primeggiavano in queste costruzioni, eredi di una millenaria tradizione, che suscitava un misto di ammirazione-invidia negli austriaci. Soprattutto quando, senza colpo ferire, poterono entrare ed osservare la linea fortificata italiana, lasciata libera dal ritiro dell'esercito italiano, dopo la disfatta di Caporetto (1917).  

Il Bivacco Modonutti-Savoia, sullo sfondo il Mangart Il Bivacco Modonutti-Savoia, sullo sfondo il Mangart